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SCUOLA/ Maturità, chi sono le vere vittime del "rito"?

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Programma d'esame e programma svolto non sono la stessa cosa; molto del programma svolto può rimanere fuori dal programma d'esame, specie se l'esame è come lo conosciamo. Non si vince nulla a presentare un programma lungo. Un anno di scuola ha alcuni (non più di alcuni per disciplina) temi centrali. Il resto, che può essere molto, serve a dare spessore. È programma svolto, ma forse è meglio che non diventi programma d'esame. È bene per l'insegnante rifletterci, è bene anche per gli allievi prenderne coscienza.

Ma sono discorsi di un tempo che fu, di quando "didattica" significava anche qualcos'altro oltre a "nuove tecnologie" e si nutriva ancora l'ingenua convinzione che la riflessione sulle cose apportasse  un valore, anche senza comprare niente.

Volendo però perdere ancora un po' di tempo per soffermarsi sull'esistente e per vedere se non si possa, già da adesso, renderlo un po' più sensato in attesa della palingenesi marcata tecnologie e neuroscienze, ci si potrebbe almeno ricordare del fatto che le scuole superiori sono tra loro molto diverse (caratteristica che l'ultima riforma in ordine di tempo ha confermato), che la stessa materia in un indirizzo ha uno spazio, mettiamo, di due ore settimanali, in un altro magari di quattro.  

E che forse, allora, è meglio andare più cauti quando, nei famigerati open day, tutti promettono di preparare a tutto. Così poi, visto che le promesse vanno onorate, nelle due ore bisogna infilare ciò che sarebbe molto anche per quattro, e va a finire che  il candidato del programma conosce per l'appunto, quasi solo il programma, in senso letterale…



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