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SCUOLA/ I prof di filosofia servono ancora a qualcosa?

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Vincent Van Gogh, Notte Stellata (1889) (Immagine d'archivio)  Vincent Van Gogh, Notte Stellata (1889) (Immagine d'archivio)

Perché i filosofi oggi sono quasi tutti professori di filosofia? Recentemente Repubblica ha proposto ai suoi lettori un breve scritto di Louis Althusser, in cui partendo da questa osservazione il pensatore francese distingue fra un modo di fare filosofia "idealistico", volto a creare teorie, e un modo "materialistico", proteso a cambiare la realtà. Lasciando intendere la necessità di allargare la cerchia dei filosofi che senza chiudersi in mondi "eterni" e astratti sappiano riaffermare "che la filosofia è innanzitutto pratica, viene dal mondo reale e produce, senza saperlo, degli effetti concreti nel mondo reale".

È vero. La filosofia non è più praticata da medici (come Averroè, o Locke) o da artigiani (come Spinoza). Si è chiusa in un sapere specialistico gergale e autoreferenziale? I filosofi sono "poeti senza talento"? È per questo forse che la parola stessa "professore" ha assunto un connotato lievemente canzonatorio e sotto sotto spregiativo...?

Ma allora, perché la collettività decide di mantenere nel proprio sistema formativo pubblico, licei e università, i professori di filosofia? Essi sono persone che pensano e basta. Pensano a che cosa? E insegnano che cosa?

"La filosofia non si insegna", dice Althusser. È giusto, non si può insegnare a pensare. Si può solo fare di qualcuno un compagno di strada nel pensare. Si può scegliere qualcuno come guida nel pensare, andandogli dietro come in montagna. E si può scoprire che seguendolo si arriva dove non si sarebbe mai sospettato. È anche erroneo dire che si possa "pensare con la propria testa". Si pensa sempre già immersi in un contesto, in un linguaggio che ci dice, in un gioco che ci gioca. E meno che mai in un'epoca di media pervasivi e onniconnessi è realistico pensare di pensare "con la propria testa". Eppure nessuno può pensare al posto mio.

Insegnare filosofia significa prendere qualcuno come compagno per iniziare un'esperienza felice: affrontare un problema di verità o di senso in modo filosofico, cioè con il solo strumento della ragione. 

Insegnare filosofia significa prendere sul serio l'umanità propria e altrui, farsi carico dell'esigenza di senso insopprimibile nell'umano vivere. Laddove tutti vedono fatti, intravedere problemi. Mettere avanti un piede, e poi un altro, e poi un altro.... sondare la realtà come saggiandone la consistenza, senza sapere bene dove questo lavoro di esplorazione andrà a parare.

Althusser fa dunque riferimento a due modi di essere filosofi, l'idealista e il materialista. L'uno fuori dalla storia, l'altro immerso in essa. 

Si potrebbe rovesciare questa posizione. Ad esempio osservando che spesso proprio la volontà di trasformazione del mondo ha portato alla prassi anti-storica e anti-umana derivante dall'applicazione di teorie che pretendevano di rigenerare la realtà. Dall'altro lato però quel che osserva Althusser è vero anche in un altro senso: i mondi bellissimi dei filosofi sono davvero un universo in cui entrare, e costituiscono un godimento che tutti dovrebbero poter provare.



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COMMENTI
18/07/2014 - Nessuna minaccia, al contrario (Giorgio Israel)

Non c'è alcuna minaccia, al contrario. Sono di cultura religiosa, e diciamo pure spiritualista, e quindi non vedo come potrei gioire a augurarmi come un fatto positivo di discendere tutti nelle catacombe. Sono stato anche marxista in anni lontanissimi, e conosco bene i personaggi ostinatamente comunisti alla Althusser. Ribadisco che trovo deprimente andarsi a cercare simili referenti per una filosofia vicina al fare. Potrei fare tanti nomi che però vengono sistematicamente ignorati (Husserl, Bergson, o magari anche un Levinas, o tanti filosofi cattolici). La ringrazio di augurararmi luce e bene: è proprio quel che cerco invece di rimestare in un tenebroso materialismo, dalle tinte – queste sì davvero – aggressive, come tutti i progetti radicalmente rivoluzionari.

 
17/07/2014 - A tanto siamo ridotti? (Giorgio Israel)

A tanto siamo ridotti? Per riscoprire la filosofia non si trova di meglio che andare a ripescare quel vecchio trombone marxista di Althusser con la sua enfasi antiteorica sulle “pratiche” e la sua originalissima visione della filosofia come critica e lotta sociale? Voler conciliare l’“attualissimo” Althusser con il personalismo è come mettere insieme il diavolo e l’acquasanta. E poi ci chiediamo pure perché le culture religiose siano alla frutta e imperi ancora il sessantottismo… Ma fino a che continueremo a credere che l'apertura al reale passi per visioni come quelle di Althusser meglio andarsi a chiudere in una catacomba.

RISPOSTA:

Egregio professore, visto che non entra nel merito delle mie argomentazioni, ma deplora fin dall'inizio che si usi come spunto di partenza uno scritto di Althusser, penso che più che con me Lei voglia prendersela con lo stesso Althusser, o con le scelte redazionali per le quali mi è stato chiesto un commento a partire da quel testo. In generale però non penso si debbano leggere e commentare solo gli autori che ci piacciono, ma che anzi il confronto sia sempre positivo. Nel mio articolo l'aggettivo "attuale" è riferito non ad Althusser tout court, ma al suo auspicio che i mondi dei filosofi interagiscano con la realtà per fornirci strumenti critici. Cosa su cui penso concordi anche Lei. Mi scuserà se Le dico che trovo spiacevolmente aggressivo il Suo tono e anche un po' minaccioso l'accenno finale alle catacombe. Da parte mia Le auguro tanta luce e tanto bene. MTT

 
17/07/2014 - filosofia (mario rossi)

Purtroppo, la stragrande maggioranza degli insegnanti vive un'umanità stretta, senza speranza e senza apertura al Reale Bisogno della Vita; la filosofia richiede un'apertura all'umano che molti purtroppo non vogliono e non desiderano. In codesto modo è impossibile "fare" Filosofia. Si può fare solo della storia della filosofia senza pensare e… fare pensare. PS: aboliamo gli insegnanti di educazione fisica che non servono effettivamente a nulla. Mario Rossi CESENA