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SCUOLA/ Il senso di quelle tre ore? Capire che la vera "domanda" siamo noi

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Caro direttore,
l'articolo di Maria Teresa Tosetto "I prof di filosofia servono ancora a qualcosa?" mi ha sollecitato a ripensare al mio insegnamento. Sono ormai 25 anni che sono impegnato a svolgerlo, e l'ho fatto con generazioni diverse. 

La questione posta è molto interessante, perché giudica un uso strumentale che è stato fatto da sempre dell'insegnamento della filosofia come cinghia di trasmissione del potere dominante, e anche quando è stata assunta dalla contestazione la logica è stata la stessa: fare filosofia, studiarla e insegnarla, è per un'egemonia. Vi è uno spartiacque: la caduta del Muro di Berlino. Ma se lì cade la concezione della filosofia come palestra dell'ideologia, quello che accade poi e arriva fino a noi è la fine della filosofia, e con questa caduta la sua trasformazione in addestramento morale. Oggi è il potere del nulla e la relativa dittatura del relativismo a fare da riferimento a questo insegnamento, e gli insegnanti si dividono tra coloro che usano la filosofia per distruggere ogni certezza e quelli che invece se ne servono per dare legittimità al potere della buona educazione morale. 

La filosofia non si è liberata del vizio originario: di fatto rimane asservita al potere dominante e oggi questo è il materialismo. 

Io stesso sento questa pressione. Il mio lavoro di insegnamento è a continuo confronto con un potere che entra dentro la testa degli studenti e mi suggerisce di adattarmi, di stare alle regole che impongono alla filosofia una maschera rimasta ideologica. Così, insegnare filosofia è trasmettere delle idee morali oppure legittimare lo scetticismo, in modo che nulla rimanga in piedi. Una strada chiusa, è questa la situazione di molti insegnanti di filosofia finiti in un vicolo cieco. La domanda allora è forte e decisiva: come uscire da questa contraddizione in cui l'insegnamento della filosofia si è imbattuto, e che di fatto continua a mantenerla ideologica? 

Io non saprei rispondervi se non raccontando quello che faccio. Io insegno storia della filosofia, e lo faccio per tre ore la settimana svolgendo il percorso storico passo dopo passo. Non ho dubbi a dire che più della storia la filosofia affascina dall'inizio; per conquistare i ragazzi alla storia ci metto tre anni, e con risultati limitati. Avverto che fin dai primi passi della filosofia antica, quelli della scuola di Mileto, vi è un'attrattiva che permane, e infatti di fronte ai primi passi della filosofia la reazione delle classi degli anni novanta è la stessa di oggi: la filosofia piace! 

L'articolo di Maria Teresa Tosetto mi ha portato a chiedermi il perché di questa attrattiva verso la filosofia. Non avrei altra risposta se non la constatazione che la filosofia tocca la domanda dell'uomo, questo mi sembra il fattore decisivo; l'apertura della domanda con cui si affronta quotidianamente la vita, con cui ci si impatta con la realtà.



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COMMENTI
19/07/2014 - Evviva (pino mulone)

Ecco, questo è il livello di giudizio che mi permette di apprezzare quanto scrive Mereghetti!

 
19/07/2014 - Totalmente d'accordo (Giorgio Israel)

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