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SCUOLA/ Non si usa una prof lesbica contro la parità scolastica

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Credo proprio di sì. Credo cioè, che anche in forza dell'art. 33 della Costituzione le scuole non statali possano darsi statuti ritenuti conformi ai propri valori di fondo. In questo caso le famiglie che iscrivono i loro figli in quelle scuole fanno "affidamento" sui valori dichiarati nel Pof (Piano dell'offerta formativa, ndr) dalla scuola. Anzi direi di più: gli insegnanti che vengono assunti in quelle scuole devono aderire al Pof ed ai valori in esso contenuti. Proporrei pertanto di provare a leggere la vicenda in maniera più complessa, più rispettosa di quanto è realmente avvenuto.

Ovvero?
Ovvero, anche dal punto di vista della scuola e dei genitori che l'hanno scelta: se un insegnante non aderisce al modello prefigurato dal Pof di una scuola cattolica (ad esempio impegnarsi a trasmettere i valori della famiglia tradizionalmente intesa) non credo che si possa parlare di discriminazione in caso di non rinnovo o non stipula iniziale del contratto. Qui ci sono in gioco due valori che devono trovare un bilanciamento. Non ci sono il nero e il bianco, la cosa è un po' più complessa da come è stata ricostruita da coloro che hanno subito gridato allo scandalo.

È discriminante sapere che cosa insegna la docente?
In generale no, perché vale il discorso di cui sopra. Se poi insegna anche certe materie (religione o filosofia, ad esempio) il problema è ancora più fondato. Ma per il motivo che dicevo: l'insegnante assunto in una scuola paritaria deve impegnarsi a rispettare la "carta di identità" della scuola.

"Il problema non è se io sono o non sono lesbica ma il fatto che mi venga chiesto e che da questo fatto privato dipenda il rinnovo di un contratto di lavoro". Lo ha detto la docente in una intervista all'Adige.
La questione è un'altra, e cioè che la donna vorrebbe insegnare in una scuola dove i genitori degli iscritti fanno affidamento sul fatto che vengono trasmessi valori diversi da quelli in cui lei si riconosce. Nessuno metta in discussione le sue scelte di vita privata, ma allo stesso tempo l'insegnante in questione non può pretendere di cambiare lo statuto antropologico di una scuola cattolica. Credo sia doveroso pretendere rispetto per lei, ma anche per la scuola e per i valori cui vuole ispirare la sua azione educativa.

Per Lista Tsipras la docente è stata allontanata perché omosessuale, dunque si tratta di una discriminazione omofoba che va contro l'articolo 3 della Costituzione. Come commenta?
Direi proprio di no. Anzitutto perché non è stata licenziata, ma non le è stato rinnovato un contratto. E mi pare una bella differenza. Poi mi pare opportuno rammentare ai comitati Tsipras che qui l'art. 3 della Costituzione è richiamato a sproposito per i motivi che dicevo sopra: occorre bilanciare l'interesse della docente con l'interesse della scuola.

Mauro Bondi, presidente del Comitato laici del Trentino, ha spostato il discorso su un altro piano. "Mi pare del tutto logico che una scuola cattolica, con i suoi principi, che non sono i miei, possa avere fatto una scelta di questo tipo. Il punto non è però quello che può decidere o meno una scuola privata, ma che il pubblico non può finanziare una scuola che discrimina e va contro la Costituzione". Che ne pensa?



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COMMENTI
21/07/2014 - caso Trento (vera Lombardo)

sì il Papa ha detto che non si può giudicare un gay ma anche detto che dovrebbe cercare il Signore, quindi qualcosa non va... il problema penso a che a che pro denunciare la cosa sui giornali e questa prof. invece non s'è rivolta ad un giudice?

 
21/07/2014 - Suola, docenti e giornali (maria schepis)

LA questione della docente lesbica si enfatizza in una scuola privata cattolica che, da un lato percepisce finanziamenti pubblici e ciò dovrebbe suggerire atteggiamenti di apertura verso una maggiore laicità, dall'altro obbliga al rispetto delle idee degli utenti. Ciò premesso, credo che nessun POF (piano dell'offerta formativa) possa prevedere l'atteggiamento privato dei docenti, in quanto trattasi solo del proponimento delle attività e delle finalità educative e didattiche della scuola. Riguardo la docente è stato sottolineato che ha avuto sempre un comportamento irreprensibile e ciò non significa, in classe si discute pure, che agli alunni si possano nascondere i mutamenti della società e che certi canoni tradizionali qualcuno li possa mettere in discussione. Discutere naturalmente, non significa mitizzare o imporre una scelta diversa. Mi pare, inoltre, che i genitori non abbiano preso alcuna posizione e che la solerte superiora abbia appreso la "notizia" dall'esterno. Infine un certo papa Francesco ha dichiarato: Chi sono io per giudicare un gay? Secondo è stato fatto più chiasso del dovuto. Una mia amica giornalista una volta mi disse: I giornali non risolvono i problemi fanno solo baccano. Dico ciò con tutto il rispetto che nutro per giornali e giornalisti (era il lavoro che da giovane sognavo di fare). Se c'è stato un illecito ci sarà un giudice, ma dopo tanto vociare avrà udito anche qualche genitore intransigente. Sarebbe auspicabile maggiore tolleranza e minore vittimismo!