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SCUOLA/ Riorganizzazione del Miur, il rischio del Gattopardo è forte

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Nel breve periodo, le rotazioni di alcuni direttori e l'entrata di altre figure direttive, con un riassetto complessivo pari a circa un terzo degli organigrammi, genereranno un cambiamento nel profilo dell'amministrazione scolastica che necessiterà di un certo tempo per consolidare competenze, organicità tra uffici, conoscenza delle situazioni da gestire, rapporti con le istituzioni scolastiche e le organizzazioni della scuola... 

Sarà l'occasione per comporre una classe dirigente dinamica, attenta a ciò che succede realmente nelle scuole, capace di avviare la semplificazione "reale" delle procedure e sostenere la autonomia delle scuole? O il rinnovarsi, stanco, di assegnazione di posti, di sedi, di poteri burocratico-corporativi, in nome di uno status quo? L'impeto innovativo a cui si ispirano il nuovo regolamento e la politica del Governo renziano avrà la capacità di portare anche nella amministrazione scolastica il vento di una gestione moderna ed efficace? O il tutto si concretizzerà, dopo l'entusiasmo iniziale, nella predizione del famoso aforisma di Giuseppe Tomasi di Lampedusa del "cambiare tutto per non cambiare niente"?

La scuola dell'autonomia e dell'innovazione ha bisogno di un'amministrazione centrale e periferica competente, snella, autorevole che offra certezze, efficienza, tempi certi e supporto alla politica scolastica, a servizio di chi, dirigenti ed operatori scolastici, è centrifugato quotidianamente da molte sollecitazioni ed emergenze. 

Sarebbe davvero preoccupante se si avverasse, a questo punto, un altro aforisma del vignettista Ashleigh Brilliant − "Alcuni cambiamenti sono così lenti che non te ne accorgi, altri sono così veloci che non si accorgono di te", vivendo l'esperienza di un equipaggio di marinai su una grande nave in acque burrascose di cui improvvisamente si cambiano gli organigrammi ed i componenti della squadra di comando, sperando che questa sia l'unica possibilità di salvataggio.

Forse varrebbe, come sempre, l'invito, molto realista e pieno di saggezza, del Santo che, proprio ad ogni inizio d'anno scolastico, un tempo si festeggiava − addirittura con un giorno di vacanza dalle lezioni − come patrono d'Italia, san Francesco d'Assisi: "Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile". Richiamo all'autentica dimensione personale di responsabilità nel gestire le piccole, come le grandi cose. 

Chi quotidianamente vive l'avventura di "fare" scuola (dirigenti, docenti ed operatori scolastici) sa, infatti, come scrive Hannah Arendt, che "l'educazione è il luogo dove capiamo se amiamo veramente il mondo al punto di assumercene la responsabilità". Cambiate le strutture e gli organigrammi della nuova amministrazione della scuola secondo le nuove ed interessanti prospettive sopra evidenziate, la partita vera si giocherà sempre e comunque sul filo di questa responsabilità. Personale e collettiva. Educativa e morale. 



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