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SCUOLA/ Quello "scontro" tra Madame Bovary e l'ultimo tablet

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Isabelle Huppert è Madame Bovary nel film di Claude Chabrol (1991) (Immagine d'archivio)  Isabelle Huppert è Madame Bovary nel film di Claude Chabrol (1991) (Immagine d'archivio)

Nella proposta agli studenti delle letture estive, il dilemma che si presenta è quindi semplice: piegarsi alle strutture cognitive imperanti, accontentandosi che gli studenti leggano qualcosa di "facile e immediato" (non necessariamente breve, e non necessariamente "Harry Potter": Tolkien e Lewis, in questo senso, riscuotono un certo successo, come anche Stoker, Poe o Stevenson), o lanciare il cuore oltre l'ostacolo degli smartphone, e proporre i libri più massicci di Hugo, Mann e Cervantes? 

La risposta, ovviamente, varia al variare dei nostri studenti, e una soluzione mista e mediata non è affatto da scartare. In generale, una sana sfida educativa potrebbe anche includere la fatica della lettura di un classico. Magari giocando su una debita presentazione, le letture potranno venire incontro ai caratteri e ai gusti dei ragazzi. Anche quest'anno ho proposto, al termine di una quarta liceo, alcuni libri a mio avviso irrinunciabili: Madame Bovary di Flaubert; Moby Dick di Melville; Don Chisciotte di Cervantes; I Buddenbrook di Mann; Quo vadis? di Sienkiewicz; L'uomo che ride di Hugo.

Confesso di aver fatto una scelta non solo di bellezza e di "classicità", ma anche di semplice lunghezza fisica del libro, proprio nella speranza che qualche ragazzo sperimenti, oltre al tempo frammentato e alla perenne disponibilità on-line, il fascino di una sana solitudine letteraria, l'occasione, che forse solo durante le vacanze delle scuole superiori e poi durante la pensione può essere vissuta appieno, di una giornata trascorsa senza guardare l'orologio, senza ascoltare il cellulare, dimenticandosi anche del pranzo, inseguendo i mulini a vento della Mancha o le follie di Achab.

Più di qualcuno, al rientro a settembre, spesso mi ha fatto presente, a modo suo ("Madame Bovary fa schifo!") che Flaubert non è, o non è ancora, nelle sue corde, e qualcun altro, onestamente, mi ha detto di non aver avuto tempo o voglia di leggersi quei mattoni. Ma contrariamente a quanto si possa ipotizzare, questi "insuccessi" sono minoritari, a fronte di molti studenti che nella migliore delle ipotesi apprezzano il libro, partendo da lì per itinerari personali (a questo punto il lavoro del docente si può dire finito) o, almeno, lasciano il romanzo a un quarto o a metà, abbandonandolo perché in quella fase della loro vita "non gli ha parlato". Il passo più importante però, ossia l'avere a disposizione un grande classico in libreria o nell'e-book reader, intanto è stato fatto. Il tempo, in queste cose, è galantuomo.



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