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SCUOLA/ Dalla storia all'ideologia, grazie Gelmini

Pubblicazione:sabato 26 luglio 2014

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Caro direttore,
la questione-storia è chiusa dal punto di vista del contenuto, ma vi è un risvolto che non può non essere evidenziato: andando a regime la riforma Gelmini, nell'ultimo anno del liceo scientifico si perderà un'ora di storia che quindi al posto di tre ore ne avrà due alla settimana. Quindi il Novecento lo si dovrà fare con meno ore ancora di quelle attuali, ovvero impresa impossibile! Questo è il dato di fatto che emerge dalla riforma, una forte penalizzazione dell'insegnamento della storia con i gravi rischi che comporta questa ulteriore riduzione d'orario. 

È altamente possibile che questo taglio di ore di storia porti molti insegnanti a scegliere un approccio alla disciplina di tipo nozionistico. Immagino già la corsa a finire i programmi con un insegnamento della storia in pillole, un processo di mappe concettuali che da strumento quali sono oggi diventano determinanti, al pari di categorie, illudendosi che sapendole si arrivi a conoscere la storia. 

Il rischio maggiore di questo processo è il ritorno di un insegnamento ideologico, di nuovo a ingabbiare la storia in un determinismo soffocante. Sarà la dittatura del programma che - non ancora tolta - imporrà la scansione e lo sviluppo del percorso annuale. Io voglio resistere a questo, voglio combattere contro questo attacco mortale l'estrema battaglia di difesa della storia, di garanzia della sua validità educativa. 

E come combatterò questa battaglia, che mi vede in grave situazione di svantaggio? 

Lo farò mantenendo l'impronta che ho dato in questi anni all'insegnamento della storia: non mi interessa che i miei studenti sappiano tutto, mi interessa che conoscano, che sappiano entrare nel fatto storico non come fotografi ultimamente estranei a ciò che pure fissano, ma come persone, che sentono il contraccolpo di ciò a cui partecipano. 

Questo è ciò che mi importa, che raccontando un momento della storia emerga l'umano, quel paragone che ognuno di noi fa di fronte ad ogni evento. Qui dimostra la sua importanza, la sua validità l'insegnamento della storia, quando desta la tensione a giudicare, a riconoscere in quello che accade qualcosa che interessa. Per questo non è necessario fare tutto, anzi spesso voler fare tutto il programma svilisce la storia. Ciò che è necessario è mantenere viva la sua originalità. 

Sia quindi chiaro che di fronte ad una riforma che non è solo di orario, ma che svilisce la storia, obbligando gli insegnanti a restaurare un approccio ideologico, io con i rischi che questo comporta manterrò un insegnamento critico della storia, continuerò a raccontarla, prendendomi lo spazio che occorre sfidando ogni mio studente a paragonarsi con la sua umanità. 

E considero realizzata una programmazione di storia, non se avrò fatto tutto il Novecento, non se sarò arrivato a Tangentopoli e alle Torri Gemelle, ma se avrò messo dentro a qualche studente il desiderio di andare a conoscere nuovi passaggi della storia. 



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COMMENTI
27/07/2014 - D'accordo (Khan Kubla)

Completamente d'accordo con la prof.ssa Colombo.

 
26/07/2014 - il vero problema è un altro (loredana colombo)

Mi risulta che più o meno la metà degli studenti delle scuole superiori non frequenti il liceo. Io che insegno da anni storia, in due ore, nei tecnici, ho sempre usato un "approccio ideologico", privo di metodo critico? E arrivo, quasi ogni anno, alla caduta del Muro di Berlino... Sarò vittima della dittatura del programma? Ovviamente tutti noi desidereremmo più tempo per ciò che ci appassiona, quindi teniamo a scuola tutto il giorno i nostri studenti? Ma giustamente Mereghetti individua, seppure a mio parere da una via traversa, il vero problema: che sia possibile riconoscere in ciò che accade, quindi in tutto ciò che si insegna, qualcosa che interessi, che c'entri con la vita. Mia e dei miei studenti, perché è una sfida che affrontiamo insieme. Se ci chiediamo, come docenti, cosa faciliti questo, a livello istituzionale e personale, allora la discussione si fa interessante. Infatti sempre più spesso, incontro ragazzi (e adulti) per i quali la vita è altrove e il suo significato non vale nemmeno la pena di cercarlo... E meno che mai a scuola.

 
26/07/2014 - Tutto è compiuto? (Villi Demaldè)

Con il prossimo anno scolastico andrà "a regime" (espressione quanto mai piena di doppi sensi!) la c.d. riforma Gelmini, che ha per tanti aspetti penalizzato la scuola italiana. Questo della storia ne è un aspetto, ma si pensi anche allo snaturamento dell'istruzione professionale, al taglio delle ore di laboratorio operata nei tecnici, all'abolizione degli istituti d'arte, alla cancellazione dell'indirizzo scientifico-tecnologico, spesso punta di diamante in tante scuole... E tutto questo con la sola ratio - al di là delle dichiarazioni di facciata - del taglio della spesa. Come se la scuola fosse solo una voce di uscita del bilancio e non una risorsa - e che risorsa! - per i cittadini e per l'intero Paese. Chi ci governa avrà il coraggio, a ciclo ormai completato, di operare una seria verifica per confermare e potenziare gli aspetti positivi che pure ci sono e per correggere i tanti, troppi aspetti negativi? Ai posteri l'ardua sentenza...

 
26/07/2014 - L'insegnamento della Storia e non solo (maria schepis)

Condivido in pieno l'articolo, ma vorrei aggiungere qualche altra cosa. Ridimensionare le ore di insegnamento della storia (magistra vitae secondo Cicerone) rischia effettivamente di ridurla a mero nozionismo, a danno di quella funzione essenziale che è l'elaborazione del pensiero, il confronto con il mondo presente, l'analisi di avvenimenti. La mia è un'esperienza di insegnante di scuola media ma alla Storia ho sempre creduto e sono riuscita a farla amare ai miei allievi. In generale però la scuola, almeno relativamente alla mia esperienza, tende a mortificare il sapere a favore di più o meno valide progettazione dove ci sta di tutto, in pratica un grande contenitore. Se la Storia è sminuita, l'italiano è una lingua sconosciuta, e se un'insegnante severa ma flessibile dà molti 5, le viene chiesto pure il perché. Le prove INVALSI poi spiegano i numerosi 5. Non ho i paraocchi, ho fatto educazione sessuale, ho parlato e parlo di diritti negati, le pareti delle mie classi sono spalancate e il mondo reale è sempre con noi. Chi decide, però, deve sapere dove vuole che la scuola vada. Bisogna stare al passo con i tempi che non vuol dire buttare a mare la conoscenza e trasformare le scuole in centri sociali, inoltre non si deve avere paura di fermare chi non sa, l'importante è non dimenticare che si hanno di fronte persone. Io i miei alunni li guardo negli occhi e leggo. Qualche mese fa, al bar, un giovane sorridendo mi dice: - Prof posso offrirle un caffè? Lei mi ha bocciato ma io la ricordo sempre con affetto…-

 
26/07/2014 - commento (francesco taddei)

e pensate che silvio vuole rifare tutto come prima!