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SCUOLA/ Ecco l'autonomia (vera) che serve per sbloccare la riforma

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Rispetto a quest’impianto sono necessari due ulteriori interventi.

Il primo riguarda il ruolo del dirigente della scuola. Nel disegno di legge che prima si richiamava sulla funzione dirigenziale pubblica, si distinguono due tipologie dirigenziali ben diversamente connotate, il profilo del dirigente gestionale e quello del dirigente professionale. Deve essere ben chiaro al legislatore che la dimensione operativa di gran lunga prevalente nel profilo del dirigente scolastico è quella “gestionale”, particolarmente – ma non solo – dopo le numerose innovazioni introdotte negli ultimi anni (codice appalti, anticorruzione, trasparenza, monitoraggi vari, ecc.). La dimensione “professionale”, cioè quella che riguarda gli atti direttamente connessi con il processo di istruzione e formazione, risulta di fatto largamente minoritaria: sia per la natura assorbente di tutte le altre attività / responsabilità, sia per la parallela esistenza di una larghissima autonomia dei docenti. E’ giunto il momento di uscir fuori dalle ipocrisie e dalle ambiguità. Senza una scelta congruente con le reali esigenze di conduzione degli istituti autonomi non si potranno risolvere i problemi incancreniti della nostra scuola.

La seconda, infine, è la questione degli insegnanti ovvero della loro valorizzazione attraverso l’introduzione di meccanismi di carriera, che, essendo finalizzata alla qualità del servizio e quindi all’interesse pubblico, dovrebbe essere regolata per legge e quindi formare parte dello “stato giuridico” dei docenti.

Gli altri aspetti del rapporto di lavoro, quelli che mettono in relazione unicamente interessi individuali dei dipendenti e quelli tipici del datore di lavoro (orario di lavoro, ferie, regime disciplinare, malattia e simili), dovrebbero continuare ad essere regolati per contratto. A tal proposito, pur se la materia è estranea ai disegni di legge in corso di elaborazione, non si può che auspicare la fine della moratoria contrattuale.

In ambito contrattuale potrebbe trovare spazio la questione dell’eventuale permanenza di una progressione economica “per anzianità”, distinta da quella “per valutazione” cui si è fatto cenno. Anp considera tale possibilità come subordinata e comunque residuale rispetto all’altra: ma si rimette alle decisioni che le parti negoziali a ciò abilitate vorranno assumere al riguardo. Quello che deve esser chiaro, in ogni caso, è che l’anzianità non può e non deve costituire l’unica causale della progressione economica, né la principale.

Pur se la materia è, in astratto, di natura contrattuale, sarebbe comunque necessario che il contratto di lavoro degli insegnanti fosse “tipico” e “professionale”, cioè centrato sul loro profilo specifico e separato da quello del personale ausiliario ed amministrativo delle scuole. Il modo per ottenere tale risultato può essere scelto dal decisore politico fra una varietà di opzioni: ma l’obiettivo dovrebbe essere tenuto fermo, anche al fine di ridare centralità e rinnovata dignità alla funzione docente.

Questi sono solo alcuni – ritengo i principali – temi del dibattito politico in corso sull’innovazione normativa necessaria se si vuole davvero puntare sull’istruzione come volano per la crescita economica e sociale del paese. I prossimi mesi ci diranno se il decisore politico vuole fare sul serio. Compito del legislatore è stabilire le norme, individuare gli strumenti e distribuire le risorse. A tutto il resto deve provvedere la società civile e la responsabilità professionale degli addetti ai lavori.



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COMMENTI
29/07/2014 - Perseverare .. senza riflettere sul vissuto (enrico maranzana)

“La legge dovrebbe conferire alle scuole il potere di autogoverno”? A partire dal 1974 agli istituti scolastici è stato prescritto di “valutare periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica”. I Pof mostrano inequivocabilmente che non esiste istituto scolastico che abbia definito i propri obiettivi e li abbia espressi in termini di capacità e di competenze generali, formulandoli in funzione del controllo. La loro assenza ha reso impraticabile il feed-back, essenza dell’autogoverno. I Pof mostrano inequivocabilmente che non esiste istituto scolastico che abbia ipotizzato percorsi unitari per orientare il servizio . Pertanto l’autonomia scolastica “che si sostanzia di progettazione” è stata sterilizzata.