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SCUOLA/ I nostri figli e la matematica, ecco chi c'è in mezzo

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Ritratto di Luca Pacioli (1495) attribuito a Jacopo de' Barbari (Immagine d'archivio)  Ritratto di Luca Pacioli (1495) attribuito a Jacopo de' Barbari (Immagine d'archivio)

Io ho sempre avuto difficoltà nel calcolo, ero distratta, avevo una memoria fallace perché disinteressata, e cercavo i miei trucchetti, le mie facilitazioni: in una espressione, riconoscere dei blocchi autonomi, elaborare il calcolo su ciascuno di quei blocchi e alla fine ricomporre il tutto. Forse ho iniziato a farlo solo quando mi sono sentita libera, quando mi cimentavo ad aiutare i figli nei compiti e potevo dire: lasciatemi spezzettare il calcolo, altrimenti stiamo qui bloccati per ore. Ho usato parole importanti, ma inevitabili: ragione, libertà, tentativo giustificato, pensiero, realtà, metodo…

Per un insegnante uno studio approfondito della matematica deve incidere su: riconoscere, giudicare, orientare, valutare.

I numeri forniti da Carola Traverso Saibante testimoniano la convinzione che fare matematica è solo insegnare passaggi meccanici, quindi agli insegnanti non serve una conoscenza approfondita della matematica, soprattutto dal punto di vista dei  significati.

Analoga la situazione per i corsi dedicati alla preparazione degli insegnanti di sostegno: per ogni ordine di scuola sono dedicate alla matematica 20 ore di laboratorio, senza approfondimenti teorici. Si può insegnare anche ciò che non si conosce! La domanda che mi pongo è come siamo arrivati a questa situazione. Per riattivare un allievo in difficoltà non bastano le tecniche, occorre trovare e provocare una strada per il suo pensiero, scovandola nel confronto con il nostro sapere e la nostra esperienza. 



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