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SCUOLA/ Se il nuovo piano di Renzi dimentica le riforme a costo zero

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (InfoPhoto)

2. E poi quell'immagine di "scuola come cantiere sociale" e contenitore fino a tarda notte della vita dei nostri giovani, mentre la vita (ed il lavoro) scorre altrove…

Nell'attesa di leggere ciò che sarà basterebbero, da deliberare, queste sì, in un solo Consiglio dei ministri e a costo zero, poche cose, ma concrete: l'organico funzionale che, con l'eccedenza di qualche cattedra in più riconosciuta a ciascun istituto, risolverebbe almeno in parte il tema delle supplenze brevi, delle cattedre a 18 ore, delle attività di arricchimento dell'offerta formativa; uno stato giuridico autonomo ed una progressione della carriera dei docenti che tenga conto anche delle competenze e della valutazione del merito; l'abolizione del valore legale del titolo di studio, sostituito da certificazioni oggettive e standardizzate degli apprendimenti; l'avvio fin dal 1° settembre prossimo di un sistema nazionale di valutazione già previsto dal Dpr 81/2013 con una rilevazione standardizzata, e quindi, comparabile, degli apprendimenti; l'accreditamento delle risorse finanziarie pubbliche erogate dallo Stato o dall'ente locale alle istituzioni scolastiche autonome (statali e paritarie) attraverso il criterio della quota capitaria, individuata in base al numero effettivo degli alunni iscritti a ogni istituzione scolastica, tenendo conto del costo medio per alunno e di criteri di equità e di eccellenza.

Pocheti, ma tocheti, dice un antico adagio, noto ai più. Più realisti del Re(nzi), insomma. È chieder troppo?

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