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SCUOLA/ Un prof: 36 ore, una proposta sciagurata per non fare l'unica riforma che manca

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Volerla quantificare, ingabbiandola in un numero preciso di ore, è quanto di più irrazionale possa entrare oggi nel mondo della scuola: 36 ore, 40 ore, 28 ore? Quanto basta a ogni insegnante lo sa ogni insegnante! Non è un decreto governativo a stabilire quante ore occorrano ad un insegnante per fare una buona ora di lezione, così come non sarà mai un ministro a stabilire quanto ci voglia a correggere un tema o un esercizio di matematica.

Il lavoro dell'insegnante è un lavoro che ha una natura tutta sua: vi è l'ora di lezione, la sua preparazione, la correzione degli elaborati, e non si può stabilire se non il numero di ore di lezione; il resto è lavoro che da anni aspetta di essere riconosciuto e valorizzato, fino alla valorizzazione economica che oggi è del tutto assente.

Ma la strada di questo riconoscimento e valorizzazione non è quella che ha risollevato il dibattito di questi giorni, non è quella di fissare per decreto le ore di lavoro dei docenti. La strada è un'altra, è quella di far diventare l'insegnamento una libera professione. Dove per libera professione si intende: 1. che ogni docente deve avere la libertà di impostare e programmare il suo lavoro; 2. che spetta alla scuola mettere in atto strumenti per verificarne l'efficacia.

Ogni insegnante così diverrà responsabile del suo insegnamento, deciderà come programmarlo, come gestirlo, però sottoponendosi alla verifica di quello che fa. Non è che libertà significa che tutto va bene. Libertà significa prendersi la responsabilità di impostare il lavoro e sottoporsi al gradimento di chi ne usufruisce, studenti e genitori. Come si vede, è un'idea di insegnamento del tutto diversa da quella che vi è oggi dentro la scuola.



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COMMENTI
06/07/2014 - Le "statistiche" TALIS OCSE non sono statistiche (Vincenzo Pascuzzi)

I dati indicati nel TALIS non sono propriamente statistici, ma più simili a quelli di un sondaggio. Le ore totali di lavoro indicate in 27 (o 31) non sono credibili in quanto sicuramente smentite da chi fa il mestiere di insegnante. Bisognerebbe approfondire la composizione del campione intervistato e le altre caratteristiche e condizioni dell’indagine. Più affidabili e certi i dati sulle ore di lezione settimanali, dai quali risulta che i docenti italiani ne effettuano di più della media Ue. Secondo Cisl Scuola e nei tre ordini di scuola, in Italia abbiano 22, 18, 18 h/sett. E la media Ue è 19, 18, 16 h/sett., cioè 3 ore in più nelle elementari e poco meno di 2 nel superiore. Questo il link: http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=33701 Per la cronaca, sembra che stamattina a Terrasini, Roberto Reggi abbia ritrattato “mai detto di voler aumentare l’orario degli insegnanti”. Non sappiamo se si è anche scusato per aver infelicemente indicato la scuola come “ammortizzatore sociale”.

 
06/07/2014 - Orario continuato (Santino Camonita)

Sono d'accordo con il sig Ceserani: se mi raddoppiano lo stipendio ( 3000 euro) sono disposto a fare non solo 36 ore settimanali (ad orario continuato) ma anche a lavorare di notte, i giorni festivi e perché no anche a Natale! Ma temo che ciò non si avvererà nel senso che ci obbligheranno a fare 36 ore settimanali con la riduzione di metà stipendio e tutto in nome della spending review. Complimenti signora Giannini & C. NB: In 24 anni di servizio non ho mai scioperato...mi sa che è arrivato il momento.

 
05/07/2014 - Purtroppo... ma non bisogna mai disperare (2) (Giorgio Israel)

Chiamato a dire quali erano i risultati di apprendimento in termini distinti di conoscenze e competenze, prima ho tentato di non farlo, poi ho dato le seguenti risposte con evidente presa in giro: Risultati di apprendimento - Conoscenze acquisite: Gli studenti che abbiano superato l'esame avranno una conoscenza generale delle tappe principali dello sviluppo storico della matematica. Risultati di apprendimento - Competenze acquisite: Gli studenti che abbiano superato l'esame avranno le conoscenze di base e gli strumenti metodologici adeguati ad approfondire lo studio della storia della matematica. Sono tutto sommato mestamente felice di non dovermi più misurare con questa burocrazia da imbecilli, che ancora qualcuno ha la faccia tosta di difendere. Purtroppo bisognava ribellarsi prima, forse si è ancora in tempo, ma nessun compromesso è possibile. Neanche accettare idiozie al di là del bene e del male come quella inserita sempre nella pagina web del mio (ultimo) corso. Modalità di erogazione: convenzionale… A parte ogni osservazione circa il "convenzionale", era la prima volta in vita mia che qualcuno aveva osato paragonarmi a un rubinetto, a un fornello del gas, a una pompa di benzina o a uno sciacquone. Chi ha una minima idea di cosa sia cultura e insegnamento non avrebbe mai dovuto accettare neppure per un istante una simile ignominia. Ma non bisogna mai considerare la battaglia persa, se si crede nei "valori" che in troppi ormai guardano con sorrisini di disprezzo.

 
05/07/2014 - Purtroppo... ma non bisogna mai disperare (1) (Giorgio Israel)

Il prof. Mereghetti giustamente trova sciagurato conteggiare il numero di ore di lavoro di un insegnante, adducendo i soliti (giusti) argomenti secondo cui dietro un'ora d'insegnamento in cattedra vi sono ore di preparazione (se uno è serio, ma questo va verificato), ecc. ecc. Ma temo che non si sia reso conto che all'università questa sciagurata quantificazione è in atto da tempo e quindi si sta tentando di esportare un modello già collaudato. È con sollievo che ormai sono in pensione e non debbo tollerare che sulla pagina web del mio corso compaia la scritta: la percentuale prevista di studio personale sul totale dell'impegno richiesto è del 65%... E se uno studente è un genio. oppure un emerito asino, sarà sempre del 65%?... Non sto poi a dire cosa abbia introdotto l'Anvur (un Invalsi alla n-esima potenza) in termini di burocratizzazione quantificatoria ispirata all’idea che ormai l’istruzione è materia di economietrici e statistici (che dovrebbero rendere conto dei loro fallimenti nella loro disciplina e invece pontificano pomposamente). Il guaio sta nel non essersi ribellati in tempo a questa ignominia culturale, nell'aver accettato supinamente l'idiota contrapposizione tra competenze e conoscenze.

 
05/07/2014 - attività di insegnante (massimo valisa)

Vorrei solo aggiungere una piccola nota a quanto sostiene il Prof. Mereghetti. L'insegnante, se è serio, è uno che in fondo decide di studiare tutta la vita. E' utopistico pensare di poter impostare la propria attività didattica sulla rendita dei soli studi universitari. Il tempo dedicato a letture, approfondimenti culturali, aggiornamenti tecnici, fa parte del mio lavoro di insegnante, e non solo non è quantificabile, ma nemmeno riconosciuto o quantomeno agevolato, e i libri costano!

 
05/07/2014 - Quante parole al vento (Matteo Ceserani)

Mereghetti ha torto. Le statistiche TALIS OCSE ottenute intervistando i DOCENTI mostrano come le ore TOTALI di lavoro per gli insegnanti italiani siano in media 27, il valore più basso di tutta l'area OCSE, alla pari con il CILE. Quindi altro che 36 ore... D'altra parte perché il corpo docente è composto per l'80% da donne? Perché il nostro è sempre stato percepito come un lavoro che lascia spazio agli impegni familiari. Alzi la mano il docente che ha il coraggio di negarlo. Allora la proposta dell'ineffabile Mereghetti è la seguente: continuiamo pure a lavorare gratis perché il nostro lavoro è una missione, non un lavoro come gli altri, in attesa di una riforma di tipo fantascientifico che trasformi le scuole in un revival delle università medievali, dove gli studenti si sceglievano i maestri e facevano la colletta per pagarli. La verità è che nella scuola italiana (almeno in quella statale) una buona maggioranza degli insegnanti lavora poco e male, perché l'insegnamento si è pian piano trasformato in un lavoro rifugio per chi ha bisogno di tempo per altri impegni. Altro che libera professione. Se domani mi dicono: fai 36 ore alla settimana, ti diamo 3000 euro al mese (ma bastano anche di meno), mi spiegate per quale assurdo masochismo dovrei rifiutare, continuando invece a fare una trentina di ore alla settimana di cui 18 in classe e una dozzina a casa, guadagnando quasi la metà? La risposta è semplice: rifiuterei se avessi a casa i figli a cui badare. E questo è quanto.

 
05/07/2014 - GLI INSEGNANTI SI RIBELLINO A QUESTA INDECENZA (Vincenzo Pascuzzi)

Quanto sta accadendo squalifica Miur e governo. Reggi e Giannini dovrebbero dimettersi, Renzi dovrebbe pretenderlo. Se non lo fa, ammette la sua debolezza, la sua complicità apicale, la sua non consapevolezza. Hanno aspettato le ferie, dichiarato e poi ritrattato. Vorrebbero fare tutto da soli, non hanno né strategia, né conoscenza del mondo della scuola eppure vorrebbero plasmarlo, comandarlo come una caserma, con furbizie, trappole, inganni, “astuzie”, premi promessi e punizioni. Non si tratta di un dettaglio o di particolari, è -sarebbe una mega-riforma epocale, ambiziosa, complessa, da realizzare in tempi lunghi, con adattamenti in itinere, che implica partecipazione e richiede consensi. E vorrebbero vararla nell’ombra, con blitz e leggi delega! Follia! Domenico Pantaleo: “non c’è alcun cambio di rotta rispetto al governo Berlusconi prima, al governo Monti e al governo Letta poi: è la prosecuzione di quella logica e di quelle politiche”. Giorgio Israel: "È ora che gli insegnanti si ribellino in massa a questa indecenza calata dall'alto. Come avevo previsto le cosiddette 'sperimentazioni' sarebbero diventate legge col favore delle ferie estive. È la riduzione di un anno del percorso dei licei, la trasformazione delle scuole in centri civici, prima ancora di riqualificarle per la loro funzione istituzionale, la riduzione degli insegnanti a badanti, le indecenze contro cui occorre battersi ora, o mai più".