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SCUOLA/ Oliva (Treellle): la vera riforma? Abbattere il monopolio dello Stato

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Il simbolo del centralismo (Infophoto)  Il simbolo del centralismo (Infophoto)

Le scuole andrebbero lasciate libere di organizzarsi al meglio a seconda dei contesti ambientali in cui operano. Questo è quello che fanno gli olandesi, gli americani e gli inglesi con le Charter schools e con le Academies, e non a caso sono i modelli che hanno dato i risultati migliori in ambienti deprivati, dove in gran parte hanno sconfitto l'abbandono. 

Detto questo, secondo lei l'Italia cosa deve fare?
Innazitutto due cose. La prima: creare subito un sistema nazionale di valutazione con visite ispettive e di controllo sulla qualità delle scuole. La seconda: introdurre il finanziamento totalmente pubblico di scuole statali e non statali "riconosciute" dando alle singole scuole la massima autonomia gestionale, da esercitare a seconda dei contesti.

Questo cosa produrrebbe?
Il miglioramento di tutto il sistema. La singola scuola dovrà giocoforza migliorare per non soccombere. Una scuola dotata di autonomia organizzativa e finanziaria per prima cosa cambierà calendari, orari, organizzazione a seconda del contesto. Certo pagherà anche qualche docente di più e qualche altro di meno, e soprattutto avrà la fondamentale libertà di scegliersi i docenti tra quelli abilitati.

In Italia ci sono esperienze che possono fare da punto di riferimento per cambiare?
Assolutamente sì: in area statale come in area paritaria. Entrambe hanno qualcosa in comune: presidi e docenti straordinari che si sono presi delle libertà in più rispetto a quelle previste dalle norme. Ciò ha permesso loro di fare delle sperimentazioni di successo. Il problema è che queste eccellenze non vanno a sistema perché la gestione è centralistica e statalista. L'autonomia è l'unica strada.

Un calcio allo Stato, dunque?
Assolutamente no. Allo stato restano alcune funzioni primarie: dare indirizzi e norme generali sugli obiettivi di conoscenze e competenze da perseguire a livello di sistema, e finanziare tutto il sistema pubblico riconosciuto dalle ispezioni rispondente ai requisiti previsti. Ma ripeto, il primo buco da colmare è procedere alla costruzione di un servizio nazionale di valutazione efficiente delle scuole, degli apprendimenti, dei presidi e dei singoli insegnanti.

A proposito, cosa pensa del servizio nazionale di valutazione che partirà a settembre?
Per capire se il governo ha intenzioni serie basterà verificare quante risorse finanziarie attribuirà all'Invalsi e al nuovo servizio di ispettori. In Inghilterra solo l'Ofsted (servizio di ispezione, ndr) costa 150 milioni di euro l'anno.

E come giudica l'operato del governo Renzi?
Le dichiarazioni di Renzi e del ministro Giannini danno voce alla necessità di cambiamenti radicali nel sistema scolastico e fanno ben sperare, perché di miglioramento serio dell'istruzione, dopo Prodi e Berlinguer, non si è più parlato. Ora occorre la volontà politica di trasformare le dichiarazioni in fatti. 

(Federico Ferraù)



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