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SCUOLA/ Oliva (Treellle): la vera riforma? Abbattere il monopolio dello Stato

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Il simbolo del centralismo (Infophoto)  Il simbolo del centralismo (Infophoto)

Nonostante gli sgravi fiscali accordati agli enti gestori di scuole con la nuova disciplina di Imu e Tasi, il problema della parità scolastica in Italia non è stato ancora preso di petto da alcuna seria riforma politica. Lo dimostra il recente studio dell'Associazione TreeLLLe, il think tank guidato da Attilio Oliva, dedicato a Scuole pubbliche o solo statali? Per il pluralismo dell’offerta. Francia, Olanda, Inghilterra, Usa e il caso Italia, presentato a Roma la scorsa settimana e ora disponibile sul sito dell'associazione (treellle.org). Dai dati di Treellle emerge che il male vero della scuola italiana è il monopolio statale dell'istruzione, che produce discriminazione e diseguaglianze. "Ma senza confronto e senza competizione la scuola statale deperisce", spiega Oliva a ilsussidiario.net.

Oliva, come mai in Francia il 17 per cento del totale degli alunni frequenta la scuola non statale mentre in Italia questo dato è fermo al 5 per cento?
È molto semplice: in Francia i costi della scuola cattolica (perché le scuole non statali sono cattoliche al 95 per cento) sono quasi totalmente in carico allo stato. Tutto si basa sull'accordo del '57 voluto da De Gaulle, che mise fine alla guerra tra scuole statali e scuole religiose, all'insegna di una vera laicità dell'istruzione. Da allora lo stato paga tutti o quasi tutti i costi delle scuole religiose, ma sottomettendole a regole ferree, le stesse cui sottostanno le scuole statali. E la religione può essere insegnata solo nel pomeriggio, fuori dai programmi scolastici e durante il tempo che chiamano "la vie scolaire".

In Italia vale lo stesso?
In Italia le scuole paritarie aventi certi requisiti fanno parte del sistema pubblico, e dunque le paritarie sono scuole pubbliche a tutti gli effetti, con la piccola differenza, però, che lo stato non dà loro i soldi. È stata fatta una riforma a metà: il principio è acquisito, ma le risorse non sono loro riconosciute se non con contributi quasi simbolici.

In Francia la "guerra" è cessata da 50 anni, in Italia ne restano le conseguenze. Perché?
Bisognarebbe fare una lunga disamina culturale che non si può fare in questa sede. Il risultato è una guerra clandestina che si combatte sotto l'ombrello del riconoscimento pubblico. Non si sono date le risorse e quindi il confronto di qualità non è ad armi pari. Questo è il punto chiave.

Perché mai lo stato dovrebbe dare soldi alle scuole che gli fanno concorrenza?
Questa è la domanda che esprime nel modo migliore il retaggio ideologico di cui sopra. Perché dovrebbe dare soldi alle paritarie? Banalmente, perché il confronto aperto e la competizione sono il sale del miglioramento. Senza confronti la scuola statale deperisce, in qualità e in prospettive. Qualunque monopolio - e il nostro attualmente è quasi del tutto un monopolio statale - è foriero di scarsa innovazione e qualità. I monopoli degradano sempre, siano essi pubblici o privati. Da notare che la nostra Costituzione invece prevede il pluralismo dell offerta…

Il nostro sistema pubblico di istruzione, dice la legge, è fatto di scuole paritarie e scuole statali. Si può dire che la qualità stia più da una parte che dall'altra?



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