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SCUOLA/ Paritarie e Imu, cosa c'è (e cosa no) nelle istruzioni del Mef

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In un confronto, che paragona le rette mediamente praticate al costo complessivo del sistema scolastico, le prime risultano quasi sempre più basse.

Quest'ultimo intervento ministeriale va valutato con estremo favore per almeno tre ordini di motivi.

1. Viene riconosciuto il valore sociale e di pubblica utilità delle attività scolastiche gestite dagli enti non profit con costi spesso assai inferiori a quelli del sistema scolastico pubblico,

2. vengono finalmente dati parametri certi ed oggettivi per valutare la sussistenza dei presupposti per l'applicazione dell'agevolazione, ponendo fine ad anni di incertezza dovuta a disposizioni normative letteralmente incomprensibili;

3. viene finalmente riconosciuto che la natura non profit di un'attività (e quindi di un ente) non può essere ricondotta esclusivamente alla modalità con cui essa viene svolta (assenza di corrispettivi) ma deve esser valutata in relazione alla natura stessa dell'attività  ed all'assenza di un lucro soggettivo.  

Dunque tutto bene? Quasi. Pur con un giudizio complessivamente positivo non possiamo non rilevare che da tale disposizione agevolativa, che riguarda il mondo non profit, rimangono escluse le cooperative sociali. Questo fatto appare quanto meno anomalo in quanto è ormai pacifico che tali soggetti appartengono a tutti gli effetti a questo mondo. Non a caso, infatti, tutte le principali disposizioni agevolative riguardanti il settore non profit (il cinque per mille, la "più dai meno versi", l'esenzione in alcune regioni dell'Irap) vedono le cooperative sociali tra i soggetti beneficiari.

Una dimenticanza presente già nella legge istitutiva dell'Ici a cui è giunto ormai il momento di porre rimedio.



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