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SCUOLA/ Ben venga lo "svarione" delle 36 ore (se serve a cambiare tutto)

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Dunque 36 ore settimanali "per tutti i docenti" e "aumenti di stipendio a chi si prende responsabilità, offre competenze specifiche"; non il rozzo aumento di un terzo delle ore a stipendio invariato proposto da Profumo, ma "premi stipendiali fino al 30 per cento per i docenti impegnati in ruoli organizzativi (vicepresidi, docenti senior) o attività specializzate (lingue e informatica)"; e a condizione che, "con l'allargamento della disponibilità a 36 ore le supplenze saranno richieste ai docenti già in cattedra nell'istituto senza riconoscimenti economici extra"

Ci si spieghi ora dove sta la differenza di fondo tra l'aumento di un terzo delle ore (da 18 a 24) senza aumento di stipendio e un raddoppio d'orario (da 18 a 36) con aumento massimo di stipendio del 30 per cento. Non è chiaramente un peggioramento rispetto alla proposta Profumo? Tanto più che già ora vicepresidi e docenti impegnati in attività aggiuntive vengono retribuiti oltre lo stipendio base uguale per tutti. Il calcolo della "convenienza/fregatura" nascosta in un'operazione come questa sanno farla tutti; come del resto capiscono tutti che promettere l'invarianza degli scatti di anzianità è un debole assist contro la protesta sindacale e che di "merito" non se ne parlerà più – soprattutto perché la proposta prevede debbano essere i dirigenti scolastici "a decidere a chi dare i bonus stipendiali". E non meno preoccupanti sono le invitabili conseguenze sociali che deriveranno dal fatto che "spariranno subito le graduatorie d'istituto, cariche di 467mila precari". Ma è davvero questa la scommessa di Renzi sulla scuola? Creare "un clima diverso" nella scuola vuol dire continuare a proporre la solita immagine impiegatizia dell'insegnante, solo con qualche ora in più? Magari aumentando il tempo scuola e lasciando prefigurare un modello di scuola come centro sociale (scuole aperte con "orario 7-22, fino alla fine di luglio")? Ci sbagliamo?

Noi crediamo che oggi in Italia siano davvero maturi i tempi per avviare un dibattito per un vero "patto di qualità" della scuola, ma è decisivo che il dibattito sia vero e le proposte siano autentiche e nuove!

L'abbiamo scritto due anni fa (comunicato stampa del 16 ottobre 2014) e lo ripetiamo adesso: l'insegnante per noi non è una "figurina senza identità" da relegare in un ruolo impiegatizio scialbo e ripetitivo, la cui funzione possa essere trattata esclusivamente in termini di ore in più da fare senza riconoscimento di una carriera e la sua figura professionale svenduta ad una presunta e pretesa "necessità sociale".  

Come già ricordato su queste pagine, gli insegnanti italiani 36 ore settimanali le fanno già. Riflettiamo davvero su tutti gli aspetti evidenziati dal Rapporto Ocse-Talis 2013, laddove afferma (qui il link) che il tempo dedicato al lavoro da un insegnante italiano è mediamente di 29,4 ore settimanali (di 60 minuti!), aggiornamento escluso. Ma la questione seria è che quel lavoro venga effettivamente riconosciuto, valorizzato e valutato. 



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COMMENTI
09/07/2014 - Roberto Reggi e il blitz zoppo delle 36 ore (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

1) L’espressione ce-lo-chiede-l’Europa pare stia cedendo il passo a un’altra: i-tempi-sono-maturi. Anche il nuovo slogan viene usato come sostegno alle proprie tesi, funziona da passepartout, jolly, asso pigliatutto, da lanciafiamme o bazooka contro le tesi altrui. Viene qui usato nella nota di Tino Giardina, è stato usato da Stefania Giannini nel panegirico sulla “scuola libera all'olandese”. Inutile chiedersi come si fa a verificare la maturazione dei tempi, quali indizi o parametri lo svelano. Ma non c’è bisogno: lo garantisce chi usa l’espressione in questione! 2) Richiamarsi all’Europa nella vicenda delle 36 ore sarebbe controproducente. L’orario di lezione dei docenti italiani è già allineato alla media europea, anzi la supera e le retribuzioni sono ben al disotto. Giannini ha dichiarato che raddoppiare lo stipendio sarebbe eccessivo, ma 2.000 euro mensili possono essere una retribuzione equa. Il merito viene dopo, ma non va affidato ai presidi. 3) Non “svarione”, ma iniziativa mediatica: indiscrezioni fatte filtrare, poi negate, rettificate, sostanzialmente confermate. Miur e governo dicono che hanno il coltello dalla parte del manico (o così credono) e vogliono pilotare la vicenda contrattuale (chiamiamola ancora così). Al solito “chi mena pe’ pprimo mena du’ vorte”. Appare però una certa improntitudine governativa e ministeriale. L’ambito scolastico è complesso, occorrono tempi, risorse, consensi, partecipazione, non furbizie, blitz, sgambetti.

 
09/07/2014 - Roberto Reggi e il blitz zoppo delle 36 ore (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

4) Reggi: "non ci sono i soldi e ce ne saranno pochi anche in futuro. La scuola italiana costa 55 miliardi l'anno, bisogna usare meglio quello che c'è". E Marco Campione, capo della Segreteria di Reggi, ha dichiarato: “la scuola italiana è stata sovra finanziata” fino al 2009. Si dà per scontato che il budget del Miur debba restare bloccato a 55 mld (4,5% del Pil; era al 5,5% vent’anni fa!). Ma questa è una scelta governativa non giustificata. Manca trasparenza sulla ripartizione, destinazione, rendicontazione delle risorse. 5) Relazionare le 24 ore di Profumo con le 36 di Reggi, è come paragonare un investimento scampato da parte di un tir con quello incombente da parte di un treno! Le 36 ore pur con maggiore retribuzione sono un peggioramento. Il governo vuole risparmiare ancora, incurante del rapporto costi-benefici. 6) L’immagine impiegatizia è solo una rappresentazione impropria di altri. La massima parte dei docenti esplica attività professionale di qualità, nonostante tutto e malgrado le condizioni in cui è costretta ad operare: retribuzioni umilianti, burocrazia asfissiante, risorse e attrezzature carenti, ricorrenti riforme sempre epocali.

 
08/07/2014 - Sostanza, non dettagli (enrico maranzana)

“Dobbiamo affrontare la questione dell’insegnante abbandonando la vecchia immagine impiegatizia della docenza per incontrare seriamente la realtà della professione docente”. E' quanto il Miur ha annunciato [CFR in rete “Avrà successo l’impresa del ministro Giannini?”] e superare il tradizionale modello fondato sulla parcellizzazione del sapere e sulla libertà di insegnamento. La coerenza è il terreno di coltura della credibilità del lavoro del docente: perché non si riflette sulla sentenza del Tar che annullato la bocciatura di uno studente liceale, nonostante tre gravi insufficienza, per il mancato rispetto delle linee guida enunciate nel Pof dell’istituto?