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SCUOLA/ Ben venga lo "svarione" delle 36 ore (se serve a cambiare tutto)

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Qui si deve aprire davvero il dibattito: riconoscere e valutare, in che modo? Da parte di chi? E con quali criteri: solo il tempo scuola, o anche la qualità dell'insegnamento? E poi: come creare davvero una carriera docente non legata ai soli scatti di anzianità? Quali sono i profili che possono essere riconosciuti anche normativamente e contrattualmente?

Prima di tutto però occorre chiarirsi le idee su quali sono scopo e ragioni della scuola, rimettendo l'educazione dei giovani al centro del sistema. Siamo convinti che la scuola debba essere innanzi tutto scuola, luogo cioè di trasmissione del sapere e della cultura attraverso l'incontro tra persone. L'insegnante non è un semplice incaricato a riversare conoscenze e metodologie, ma un soggetto che vive il proprio compito con responsabilità e professionalità e che, attraverso i particolari della disciplina insegnata, testimonia la propria coscienza del reale ai giovani con i quali è chiamato ad affrontare un cammino comune.

Se vogliamo parlare seriamente di rilancio del Paese, dunque, non possiamo farlo che ripartendo dall'educazione e dalla libertà di educare. Ma se vogliamo veramente educare le giovani generazioni dobbiamo affrontare la questione dell'insegnante abbandonando la vecchia immagine impiegatizia della docenza per incontrare seriamente la realtà della professione docente.

Noi siamo pronti a parlarne; da tempo. Attendiamo che ci siano persone disposte a farlo e luoghi reali di confronto.



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COMMENTI
09/07/2014 - Roberto Reggi e il blitz zoppo delle 36 ore (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

1) L’espressione ce-lo-chiede-l’Europa pare stia cedendo il passo a un’altra: i-tempi-sono-maturi. Anche il nuovo slogan viene usato come sostegno alle proprie tesi, funziona da passepartout, jolly, asso pigliatutto, da lanciafiamme o bazooka contro le tesi altrui. Viene qui usato nella nota di Tino Giardina, è stato usato da Stefania Giannini nel panegirico sulla “scuola libera all'olandese”. Inutile chiedersi come si fa a verificare la maturazione dei tempi, quali indizi o parametri lo svelano. Ma non c’è bisogno: lo garantisce chi usa l’espressione in questione! 2) Richiamarsi all’Europa nella vicenda delle 36 ore sarebbe controproducente. L’orario di lezione dei docenti italiani è già allineato alla media europea, anzi la supera e le retribuzioni sono ben al disotto. Giannini ha dichiarato che raddoppiare lo stipendio sarebbe eccessivo, ma 2.000 euro mensili possono essere una retribuzione equa. Il merito viene dopo, ma non va affidato ai presidi. 3) Non “svarione”, ma iniziativa mediatica: indiscrezioni fatte filtrare, poi negate, rettificate, sostanzialmente confermate. Miur e governo dicono che hanno il coltello dalla parte del manico (o così credono) e vogliono pilotare la vicenda contrattuale (chiamiamola ancora così). Al solito “chi mena pe’ pprimo mena du’ vorte”. Appare però una certa improntitudine governativa e ministeriale. L’ambito scolastico è complesso, occorrono tempi, risorse, consensi, partecipazione, non furbizie, blitz, sgambetti.

 
09/07/2014 - Roberto Reggi e il blitz zoppo delle 36 ore (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

4) Reggi: "non ci sono i soldi e ce ne saranno pochi anche in futuro. La scuola italiana costa 55 miliardi l'anno, bisogna usare meglio quello che c'è". E Marco Campione, capo della Segreteria di Reggi, ha dichiarato: “la scuola italiana è stata sovra finanziata” fino al 2009. Si dà per scontato che il budget del Miur debba restare bloccato a 55 mld (4,5% del Pil; era al 5,5% vent’anni fa!). Ma questa è una scelta governativa non giustificata. Manca trasparenza sulla ripartizione, destinazione, rendicontazione delle risorse. 5) Relazionare le 24 ore di Profumo con le 36 di Reggi, è come paragonare un investimento scampato da parte di un tir con quello incombente da parte di un treno! Le 36 ore pur con maggiore retribuzione sono un peggioramento. Il governo vuole risparmiare ancora, incurante del rapporto costi-benefici. 6) L’immagine impiegatizia è solo una rappresentazione impropria di altri. La massima parte dei docenti esplica attività professionale di qualità, nonostante tutto e malgrado le condizioni in cui è costretta ad operare: retribuzioni umilianti, burocrazia asfissiante, risorse e attrezzature carenti, ricorrenti riforme sempre epocali.

 
08/07/2014 - Sostanza, non dettagli (enrico maranzana)

“Dobbiamo affrontare la questione dell’insegnante abbandonando la vecchia immagine impiegatizia della docenza per incontrare seriamente la realtà della professione docente”. E' quanto il Miur ha annunciato [CFR in rete “Avrà successo l’impresa del ministro Giannini?”] e superare il tradizionale modello fondato sulla parcellizzazione del sapere e sulla libertà di insegnamento. La coerenza è il terreno di coltura della credibilità del lavoro del docente: perché non si riflette sulla sentenza del Tar che annullato la bocciatura di uno studente liceale, nonostante tre gravi insufficienza, per il mancato rispetto delle linee guida enunciate nel Pof dell’istituto?