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SCUOLA/ Maturità, dalla prossima si cambia: ci saranno ancora "maestri"?

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Non serve a molto riconoscere che esistono tante forme di intelligenza, ognuna delle quali ha tempi di sviluppo diversi per ogni persona, se però alla fine rimane una struttura gerarchica in cui la dignità maggiore spetta sempre e comunque all'apprendimento libresco. Poco importa se, per uniformare tutti a questo modello, lo si debba necessariamente livellare verso il basso, con un danno anche per chi vi sarebbe maggiormente portato.

Ho seguito a tratti, nel tempo, il dibattito molto acceso che ha riguardato la scuola di Cantù, ma che si è riproposto analogamente anche in altre aree. Vent'anni fa lo vedevo da giovane supplente, quando partiva l'allora "progetto Michelangelo". Non ero certo il solo a dire che conformare tutto al taglio liceale pareva una scelta velleitaria, figlia di un'ideologia già vecchia. La pensavano così diversi insegnanti e molte famiglie (e studenti), poco disposti a rinunciare ad una formazione operativa di qualità, che comunque non precludeva la possibilità di crescere con un ulteriore percorso formativo, a fronte di una preparazione "generalista" tutta da dimostrare. Poi le cose sono andate diversamente; di fronte alle scelte imposte dalla riforma Gelmini, a livello nazionale molti istituti sono andati nella direzione della pluralità, altri hanno optato per la sola scelta liceale. Il futuro dirà chi aveva ragione.

Nel frattempo, intorno crescono i corsi di formazione professionale: per i giovani che desiderano imparare le basi (conosco anche brillanti realtà attente a valorizzare i talenti di ognuno, pochi o tanti che siano) oppure quelli specialistici per chi "ha già studiato". Manca il percorso educativo centrale, così come manca per le altre specializzazioni che venivano offerte da una scuola storica (attenzione, da sempre pubblica: solidaristica, civica ed infine statale).

Mi diceva una collega: hanno voluto chiudere noi per dare spazio ai "privati". No, è il contrario: è il mondo intorno, la società, a voler colmare il vuoto lasciato da chi poteva crescere rammodernando la tradizione, ma ha ritenuto fosse opportuno scegliere altre vie.

Forse settori artigianali come quello di legno e arredo, o altri che caratterizzano analoghe realtà, sembrano maturi, con poche prospettive di sviluppo (e non è vero). Ma guardiamo a tanti settori che sono ancora "nuovi" e sentono un gran bisogno di qualità del lavoro, per tutte le figure coinvolte. Un esempio per tutti, l'architettura ad alta efficienza energetica. Chi deve installarvi le coibentazioni, gli impianti, i serramenti, non può avere una preparazione minimale acquisita sul campo, senza quel po' di consapevolezza culturale: perché – con i soliti esempi a quattro ruote – un edificio in classe E o F ha la tecnologia di una 127, per metterci le mani basta poco; però uno in classe A è come una nuova auto ibrida, e per non mandar tutto in malora devi mettere competenza in ogni dettaglio. Pur senza essere arrivato alla laurea.



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