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SCUOLA/ Come insegnare se i programmi non esistono più?

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Credo si superino in questo modo anche gli opposti estremisti tra una didattica puramente trasmissiva (ma è mai esistita?) e gli integralismi costruttivisti. Sarò scarso in pedagogia, ma non penso si possa propriamente insegnare senza una solida base trasmissiva, e d'altronde l'apprendimento - per essere tale - non può che contenere una componente "costruttiva": nella quale il docente non dovrebbe però avere il ruolo del facilitatore di un utopico autoapprendimento ma piuttosto quello forte e vicino del coach - del capitano degli alpini, si diceva altrove. Cerco di semplificare al massimo. Un possibile approccio ricorsivo può iniziare con una visione globale degli obiettivi cui si vuole arrivare. Centrandosi su un punto focale che il docente sa cogliere - o magari far emergere - partendo dall'aria che tira in classe, o da temi di attualità. Ne scrutiamo i vari lati per un tempo ragionevolmente contenuto (diciamo, le prime settimane in cui si conosce la classe e se ne verificano i livelli?). Da qui si può esaminare, con una prima volùta della spirale, tutto l'insieme delle interpretazioni, dei temi che la disciplina si pone come obiettivo. Nella fisica, si potrebbe per esempio mostrare come e perché il nostro leitmotiv ci porti ad affrontare meccanica, elettromagnetismo, ottica, energetica etc, introducendone i vari possibili risvolti con qualche piccolo approfondimento. E potremmo essere alla fine di novembre. Una successiva e più ampia volùta, che giunge all'estate, riprenderà i vari temi che si ritiene facciano parte del core business dell'anno. In modo monografico e da manuale, stavolta sì, mostrando che non si può arrivare alla competenza senza sgobbare sui formalismi intrinseci alla disciplina. Passando dai bastoncini ai segmenti, per così dire, e senza trascurare proprio la dimensione storica che nelle scienze e nella tecnica dovrebbe essere basilare.

Poi, al secondo anno del biennio, rifare ancora il giro con gli ulteriori temi disciplinari e maggiori approfondimenti, senza mai dare per abbandonato - è essenziale - nessun argomento. Questo approccio ci toglie anche l'imbarazzo sulla modalità didattica da privilegiare. In ogni specifico momento sarà naturale usare il gesso o la Lim, fare attività di laboratorio dimostrative o individuali, gestire la lezione frontale o un dibattito libero. Sta naturalmente all'impegno del docente saper dosare i vari strumenti proprio in funzione di questo evolversi, costruirsi, della nostra spirale. Usando la rete come potente sostituto delle vecchie illustrazioni del libro di testo, o magari per la risoluzione rapida di un processo matematico: tornando alla fisica, per rinfrescarsi di continuo su quanti e quali problemi devi affrontare per capire come si fa un cappuccino o come funziona uno smartphone. A questo punto, cade l'ansia tutt'altro che immotivata di non finire il programma e quindi di non mostrare la visione di insieme e il traguardo del nostro viaggio. Che per il '900 può essere mostrare che la storia ci serve per capire il nostro oggi e dare la tensione verso i rischi e le speranze del domani. In un corso di chimica per l'indirizzo grafico, viceversa, significherebbe mostrare che i legami, gli acidi o le ossidoriduzioni servono per capire i modi in cui si comportano gli inchiostri, gli schermi Oled e i relativi spazi cromatici. Se poi la fine di maggio giunge troppo rapida, si sacrificherà o rinvierà all'anno successivo qualche approfondimento. Lo studente motivato - avendo acquisito i rudimenti di un metodo - saprà già come fare da solo un domani. E quello che viene a scuola per noia potrebbe, perlomeno, aver avuto l'idea che la scuola parli della sua realtà, e che se la trascura si perde un'occasione.



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COMMENTI
01/08/2014 - Forse si tratta di cose simili (Sergio Palazzi)

Grazie per la segnalazione, caro Rossi. Il mio riferimento alla pedagogia era una garbata allusione a molti esperti dei formalismi accademici della pedagogia che trascurano i contenuti dell'insegnamento-apprendimento ed il contesto in cui questo avviene. La trasformazione della scuola, ci piaccia o no, ci pone di fronte alla sfida di rinnovare i modi della didattica, partendo proprio dal modo in cui le competenze crescono nella mente dello studente. Per esperienza mi riferisco comunque a giovani adulti, scuole superiori/università, cioè un ambito che richiederebbe una estensione delle analisi che molta pedagogia degli ultimi due secoli ha dedicato soprattutto alla prima età evolutiva. De La Garanderie non mi pare un riferimento comune nella didattica della chimica, almeno fuori dalla scuola francese, anche se viene considerato da qualche collega italiano di cui seguo i lavori. Mi offre l'occasione per documentarmi meglio, anche se credo che l'importanza dell'interrelazione con gli studenti, nel loro vissuto che progressivamente si evolve, nello schema dei "gesti mentali", abbia più di un collegamento con la didattica ricorsiva, che è un metodo, non una teoria contrapposta a trasmissivismo/costruttivismo: non penso certo di avere scoperto questo metodo, ne suggerisco solo l'utilità sulla base dei risultati che dà per l'apprendimento a lungo termine. Proprio perchè le conoscenze maturino progressivamente a competenze durature, come giustamente segnala Maranzana. Alla prossima.

 
01/08/2014 - insegnare come,insegnare cosa... (mario rossi)

E qui cade l'asino..non me ne voglia professore ma il punto è proprio questo: la sua confessione la dice lunga: non conosco la Pedagogia, e probabilmente,aggiungo io, la Psicologia. La questione è in parte questa:ci si laurea in lettere in biologia etc e non si è sostenuto 1 solo esame delle scienze sopraccitate; poi uno va ad insegnare, senza conoscere nulla della psicologia evolutiva. Guarda caso però gli alunni devono essere conosciuti,capiti,compresi.Il buon senso,anche se ottima cosa cosa,ammesso di averlo,non basta.Mai sentito parlare di METACOGNIZIONE? Consiglio la lettura di un grande Pedagogista: ANTOINE DE LA GARANDERIE la aiuterà anche ad insegnare la chimica! Mi faccia sapere. M° Mario Rossi CESENA. Con estremo rispetto. AD MAIORA

 
01/08/2014 - Le competenze non si possono insegnare (enrico maranzana)

La promozione dell’apprendimento, inteso come valorizzazione delle qualità individuali, è la finalità del sistema educativo. I soli argomenti disciplinari non sono idonei al suo conseguimento. E’ necessario arricchire l’immagine delle discipline e considerarne la dinamica: quali sono i problemi che ne hanno caratterizzato la storia? Quali metodi sono stati utilizzati per conquistare le conoscenze? Un impulso che caratterizza i regolamenti di riordino del 2010: l’attività di laboratorio è stata posta a cardine dell’attività di classe.