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SCUOLA/ Come insegnare se i programmi non esistono più?

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Il dibattito sollevato da Gianni Mereghetti su queste pagine si è concentrato, negli ultimi interventi, sopratutto sul merito del discorso: cosa e perché insegnare della storia del '900. A me pare sia invece importante concentrarsi sull'altro aspetto, come insegnare nel momento in cui il programma non esiste più, ma essendosi del colpo non accorto, andava combattendo ed era morto. Per dire un'ovvietà, il problema del programma da finire si pone quando la scansione della didattica è strettamente lineare, col rischio di vedere la Terra Promessa solo dal monte.

Andando in sequenza, difficile parlare di Barbarossa senza avere trattato Carlo Magno, e di Reagan senza Roosevelt. Eppure... eppure proprio nell'ambito storico, già nella scuola d'antan, c'era l'abitudine esplicita di riavvolgere tutto dall'inizio, e non a caso si parla di cicli. Vado giù un po' con l'accetta: alle elementari parlando di Roma ci si concentrava sui miti, su Cincinnato e Attilio Regolo; alle medie si ripartiva concentrandosi sul periodo classico anche per il parallelo con il latino (che io rimetterei obbligatorio, ma è un altro discorso) e poi alle superiori si potevano approfondire organicamente o monograficamente gli aspetti tecnologici, artistici, militari e così via.

Quest'andamento ciclico, che era diluito su un decennio, si presta bene - benissimo, direi - per quei corsi che la riforma articola su base annuale e meglio ancora biennale. Realizza il contrario di quella didattica rudemente modulare che pretende di poter aprire un argomento, darlo per fatto e dimenticarlo. Quante volte ci sentiamo dire "queste sono cose dell'anno scorso", o magari "del mese scorso", intendendo che sono ormai perse? Ci dobbiamo porre un problema quando non ce lo dice il lavativo che mira al 6, ma lo studente motivato. Come mai si sente legittimamente sorpreso che l'apprendimento non sia una semplice sequenza di fette di salame da tagliare, mangiare e non assimilare? Ricordiamoci che gli studenti delle superiori di oggi non hanno più quella solidità che ci veniva dalla scuola media: su molti temi si deve partire da zero, dando al tempo stesso la visione di insieme e gli approfondimenti specifici.

Nei corsi di chimica uso da tempo forme di insegnamento ricorsivo, cui sto cercando di dare una veste strutturata come proposta di sistema: non solo nei corsi introduttivi, ed in particolare per gli indirizzi "non chimici", ma anche in quelli specialistici degli istituti tecnici. Nei dettagli entrerò in altra sede. Spostiamoci invece, per esempio, ai contenuti di base della fisica, specie in quegli indirizzi che non la proseguono per tutto il quinquennio. Lo svolgimento sequenziale è percepito perlopiù come una noia pazzesca, legata a formalismi che restano fini a se stessi, di cui solo a sprazzi si intravede un minimo di utilità. Peggio, per capire le prime cose servono le conoscenze che in matematica si vedranno dopo, comprese quelle relative alle modalità di impostare un calcolo, al linguaggio simbolico e così via.

Solita la battuta: cosa ti ricordi della fisica? I vettori! Ma quali sono gli aspetti della fisica che più interessano nella vita pratica, energia, ottica, elettromagnetismo? Sulle tracce di Feynman, ne ha scritto molto bene Claudio Cereda, che spesso abbiamo letto anche qui: chi ci costringe a cominciare dalla cinematica? La struttura della scuola "riformata" mi porta a dire: si può cominciare da dove si vuole (con i contenuti) purché si abbia sempre in mente dove arrivare (con le competenze). Basta che non si perda il filo del discorso, e per questo il filo, anziché tenderlo in linea retta, a me piace posarlo a spirale, nella didattica ricorsiva.



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COMMENTI
01/08/2014 - Forse si tratta di cose simili (Sergio Palazzi)

Grazie per la segnalazione, caro Rossi. Il mio riferimento alla pedagogia era una garbata allusione a molti esperti dei formalismi accademici della pedagogia che trascurano i contenuti dell'insegnamento-apprendimento ed il contesto in cui questo avviene. La trasformazione della scuola, ci piaccia o no, ci pone di fronte alla sfida di rinnovare i modi della didattica, partendo proprio dal modo in cui le competenze crescono nella mente dello studente. Per esperienza mi riferisco comunque a giovani adulti, scuole superiori/università, cioè un ambito che richiederebbe una estensione delle analisi che molta pedagogia degli ultimi due secoli ha dedicato soprattutto alla prima età evolutiva. De La Garanderie non mi pare un riferimento comune nella didattica della chimica, almeno fuori dalla scuola francese, anche se viene considerato da qualche collega italiano di cui seguo i lavori. Mi offre l'occasione per documentarmi meglio, anche se credo che l'importanza dell'interrelazione con gli studenti, nel loro vissuto che progressivamente si evolve, nello schema dei "gesti mentali", abbia più di un collegamento con la didattica ricorsiva, che è un metodo, non una teoria contrapposta a trasmissivismo/costruttivismo: non penso certo di avere scoperto questo metodo, ne suggerisco solo l'utilità sulla base dei risultati che dà per l'apprendimento a lungo termine. Proprio perchè le conoscenze maturino progressivamente a competenze durature, come giustamente segnala Maranzana. Alla prossima.

 
01/08/2014 - insegnare come,insegnare cosa... (mario rossi)

E qui cade l'asino..non me ne voglia professore ma il punto è proprio questo: la sua confessione la dice lunga: non conosco la Pedagogia, e probabilmente,aggiungo io, la Psicologia. La questione è in parte questa:ci si laurea in lettere in biologia etc e non si è sostenuto 1 solo esame delle scienze sopraccitate; poi uno va ad insegnare, senza conoscere nulla della psicologia evolutiva. Guarda caso però gli alunni devono essere conosciuti,capiti,compresi.Il buon senso,anche se ottima cosa cosa,ammesso di averlo,non basta.Mai sentito parlare di METACOGNIZIONE? Consiglio la lettura di un grande Pedagogista: ANTOINE DE LA GARANDERIE la aiuterà anche ad insegnare la chimica! Mi faccia sapere. M° Mario Rossi CESENA. Con estremo rispetto. AD MAIORA

 
01/08/2014 - Le competenze non si possono insegnare (enrico maranzana)

La promozione dell’apprendimento, inteso come valorizzazione delle qualità individuali, è la finalità del sistema educativo. I soli argomenti disciplinari non sono idonei al suo conseguimento. E’ necessario arricchire l’immagine delle discipline e considerarne la dinamica: quali sono i problemi che ne hanno caratterizzato la storia? Quali metodi sono stati utilizzati per conquistare le conoscenze? Un impulso che caratterizza i regolamenti di riordino del 2010: l’attività di laboratorio è stata posta a cardine dell’attività di classe.