BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Chiosso: senza regole avremo solo figli infelici

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Leonardo da Vinci, Uomo Vitruviano (Immagine d'archivio)  Leonardo da Vinci, Uomo Vitruviano (Immagine d'archivio)

Non – in altre parole – una libertà nomade che non sceglie mai perché si avvita su se stessa nell'infinita sperimentazione di sé, ma una libertà che incontra il principio di responsabilità ed è dunque capace di scegliere e si decide a farlo secondo responsabilità. Ciò significa che si confronta con la realtà e misura le ricadute della propria azione.  

Queste considerazioni possono sembrare teoriche e forse anche astratte a chi tutti i giorni ha a che fare con ragazzi che pensano che rientri nei loro diritti comportarsi come se non dovessero rendere conto di nulla e nessuno. 

Bisogna inoltre riconoscere che i "no" sono difficili da pronunciare in una società dove tutto appare semplice e sembra lecito e dove soprattutto si direbbe che sia "saltata" ogni regola condivisa. Ma se pensiamo che qualche regola sia necessaria per far maturare la libertà nel senso che abbiamo detto sopra – e cioè una libertà capace di scegliere e non solo una libertà di fare – occorre attrezzarsi mentalmente per gestire le regole e, se del caso, avere la capacità e la forza di dire "no".

Non ci sono ricette in grado di ripristinare il principio pedagogico delle regole. Per fortuna la realtà è forse meno permissiva di quanto non ci descrivano i giornali o i servizi televisivi perché ancora in tante famiglie prevale la pedagogia del buon senso e in moltissime scuole gli insegnanti sanno esercitare il loro giusto ruolo anche di educatori.

Posta questa premessa vorrei suggerire soltanto tre pensieri sull'agibilità educativa delle regole. La prima è questa: alle regole bisogna abituarsi fin da piccoli. 

Spesso si pensa – erroneamente – che ai bambini sia concesso ciò che non sarà poi mai più loro permesso più avanti negli anni. Si tratta di un errore fatale. Le buone abitudini si apprendono presto e quelle abitudini apprese presto restano nel tempo, quasi entrano a far parte del Dna. Le buone abitudini non sono illiberali perché ci vincolano a delle regole: esse sono invece dei sostegni perché rappresentano un riferimento senza che ogni volta dobbiamo riprendere tutto daccapo. 

La seconda raccomandazione è che la regola sia condivisa, sia sostenuta dal giusto sentimento emotivo-affettivo che esprime partecipazione, ma che rappresenti soprattutto un punto stabile dell'agire educativo. Non c'è nulla di più devastante che dare delle regole e poi smentirle o contraddirle. E allora è buona norma non fissare troppe regole: poche, ma buone e durature nel tempo. 

Il terzo suggerimento si potrebbe definire il principio della reciprocità: le regole valgono per tutti, anche per i genitori e gli insegnanti. Le regole funzionano se in famiglia e a scuola queste sono previste per entrambe le parti e rispettate senza eccezioni. Chi ha compiti educativi ha il compito di essere una persona non solo significativa, ma anche credibile. E per essere credibili bisogna essere coerenti e riconoscere i vincoli imposti, per l'appunto, dalla regola della reciprocità. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
10/08/2014 - L'enunciato senza concretizzazione è sterile (enrico maranzana)

Proiettiamo l’argomentazione sulla scuola. Le regole sono scolpite nella legge: il sistema educativo è orientato alla promozione del VERO e del BUONO [art. 2 legge 53/2003 lettera a) e b)]. Se apriamo a caso un POF possiamo rilevare l’assoluta indipendenza del tracciato programmatico concepito dagli istituti dalle regole .. e nessuno se ne cura. Come possono i giovani condividere orientamenti e itinerari, partecipando, in un ambiente in cui la confusione impera! Perché le norme non sono state interpretate per far affiorare i concetti/valori sottesi alle parole? Se il termine EDUCAZIONE fosse stato contestualizzato e avesse avuto a riferimento il VERO sarebbe emerso il suo intimo legame con la promozione e il consolidamento delle capacità, capacità che si manifestano sotto forma di competenze. Sconcertante il fatto che lo stesso ministero [linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento - 2010] definisca i risultati dell’apprendimento in termini di conoscenze e abilità, che la legge classifica come strumenti, e proponga un glossario che trae origine dalle disposizioni europee i cui orizzonti divergono sostanzialmente da quelli del legislatore.