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SCUOLA/ Esame di Stato 2015, come non fare (bene) il Clil

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Niente di nuovo nelle recenti norme transitorie a.s. 2014-15 (nota 4969 del 25 luglio) sotto il sole del Clil per tutti i licei e gli istituti tecnici. Il modello proposto per i licei linguistici, come più volte annunciato da almeno un anno in numerosi eventi formativi, è stato importato a tutte le scuole: profilo del docente Clil, percorso di formazione distinto fra parte linguistica e metodologica, monte ore consigliato al 50 per cento, livello di competenza linguistica del docente Dnl (discipline non linguistiche) provvisoriamente a B2, reti di scuole per la diffusione delle best practices, jobshadowing, misure compensative in assenza di docenti Dnl … solo alcune indicazioni sono tanto nuove quanto attese, e riguardano l'esame di Stato, il cruccio di tutti i docenti.

Niente Clil nella seconda prova, quindi niente matematica allo scientifico (anche se nel corso di una riunione presso il Miur il dott. Margiotta ha indicato proprio la matematica come la materia più scelta); Il Clil rientrerà in quella parte dell'esame di Stato che ha "colore locale", vale a dire nella terza prova e nel colloquio. Per la terza prova, che è redatta dai membri della commissione in base al Documento del consiglio di classe, sembrerebbe che ci sia un sostanziale via libera a domande aperte o chiuse, a seconda dei gusti dei docenti, anche sull'insegnamento Clil, mentre per il colloquio, fermi tutti: si interroga sul Clil solo se è presente in commissione il docente interno, cioè della classe stessa che viene esaminata.

Il motivo del solo docente interno al colloquio? Evitare al docente che ha erogato l'insegnamento Clil una misera figura perché il collega esterno ha magari completato il percorso di formazione Clil, o è un practioner comunque più competente di lui? Lasciare al docente interno la discrezionalità di chiedere (o non chiedere) il Clil che ha fatto, magari nell'ottica della valorizzazione degli studenti che avranno raggiunto risultati migliori nell'insegnamento Clil? Evitare al docente esterno una misera figura perché le sue competenze linguistiche orali potrebbero non risultare "all'altezza", o peggio nulle, e quelle metodologiche, visti i ritardi nell'erogazione dei corsi metodologici, nulle, se il docente Dnl non ha, di sua spontanea iniziativa, partecipato ad un qualche momento formativo, si spera a costo zero (o quasi)? Propendo per l'ultima ipotesi.

Strano però che il legislatore si sia dimenticato per il colloquio orale di una risorsa che pur segnala altrove nel documento come assolutamente indispensabile al successo del Clil: il docente di lingue straniere, che dovrebbe concorrere alla progettazione dell'insegnamento Clil, hopefully non solo per le sue competenze linguistiche ma perché del suo dna professionale dovrebbe far parte proprio la coscienza che un codice linguistico è una forma culturale. 



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COMMENTI
16/08/2014 - CLIL (Barbara Chierichetti)

Oggi scopro che una laurea in fisica, un esame per l'abilitazione all'insegnamento di tale disciplina oppure interminabili percorsi fatti di ssis, ed esami vari non contano nulla, basta essere laureati in lingue straniere ed improvvisamente ci si trasforma in tuttologi. Proprio in questo periodo dell'anno cade il rituale lamento che s'innalza dai media per l'inadeguata preparazione dei nostri studenti nelle materie scientifiche ed in particolare nella matematica. Pensate veramente che se spieghiamo le derivate e gli integrali in inglese le cose miglioreranno? In realtà qualsiasi insegnamento verrà penalizzato dall'uso di una lingua diversa da quella materna, tanto più che esiste anche una tradizione nazionale. È noto a tutti che l'approccio alle scienze "continentale" è diverso da quello del mondo anglosassone e qualcuno mi deve spiegare perché debba rinunciare alla mia tradizione. Se il problema è quello di migliorare la preparazione dei nostri giovani nella conoscenza delle lingue straniere fate dei corsi di più, ma non penalizzate le altre discipline. Il CLIL è nato in Canada, un paese bilingue, non mi sembra che l'applicazione di questo progetto all'Italia, che paese bilingue non è, possa sortire un effetto positivo.

RISPOSTA:

Il clil non è la panacea di tutti i mali di una didattica spesso stanca ma non è il nemico da combattere. Occorre una conoscenza non superficiale delle sue dinamiche e una scelta oculata di content. Ciò tocca al docente Del. Quanto al docente di lingue, non farà il clil e non desidera farlo, se ancora sano di mente. Ma la sua collaborazione è sia prevista che auspicabile: quel che manca è una indicazione coerente di come possa essere parte del clil team. SB