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SCUOLA/ Vacanza studio all'estero, chi se la permette?

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La mensa poi è il fulcro delle geremiadi degli studenti italiani avvezzi ai prelibati manicaretti del desco materno e, se pasta scotta, bastoncini di pesce surgelato, verdure (cavolfiori, carote, piselli) lessate, salse varie non sono sufficienti a rifocillare le pance di affamati ragazzi in pieno sviluppo, costoro sono bravissimi a sopravvivere riempendo i frigoriferi delle cucine comuni dei dormitori del campus di prosciutti e salami e cibi vari con cui guarnire i panini. 

La parte più bella, per anime che sanno muovendo i primi passi in questo mondo così vario e contradittorio − se uno vuole proprio vedere il lato poetico della commedia umana versione confezionata ad uso e consumo del teen-ager − è l'instaurazione di amicizie e legami umani: affiorano i primi amori e riaffiorano i nodi della propria personalità, lontano dalle inibizioni reggentesi sui convezionalismi dell'ambiente d'origine e del nucleo famigliare.

Dal racconto della mia collega inglese − a me che sono un classicista, docente di lingue morte, memore che un tempo il latino era la lingua franca di un impero, ben più forte dell'impero britannico − avrei voluto, dunque, indossare i calzari alati di Ermes, che in pochi battiti d'ali percorreva distanze vaste per raggiungere non dico l'antica Thule, ma il regno di Sua Maestà, e solo per ascoltare le chiacchiere di studenti e prof.

Insomma, migliaia di zainetti su cui campeggia il logo dell'agenzia della vacanza-studio inondano le strade delle città inglesi, pronti a sfornare i soldi per souvenir e capi di abbigliamento, che i genitori, non ancora pesantemente ammazzati dalla crisi economica, hanno potuto dare ai figli per i loro sfizi; eppure − riportano i bene informati − ci sono stati meno studenti per un buon 30 per cento rispetto a 4 anni fa o poco più.

Piove, dunque, anche in Italia, dover l'estate è autunnale; e a me viene in mente, di fronte a un clima oceanico, un ricordo sepolto nella memoria: la campagna inglese immortalata in un ripresa dall'alto del regista James Ivory mentre trillano i violini del secondo movimento dell'Estate vivaldiana. crome e semicrome denotano mimeticamente l'acquazzone dell'estate che volge al termine dopo i giorni della canicola. Ma quando questi non ci sono stati in Italia, allora vuol dire che sei nell'antica Caledonia…



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