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SCUOLA/ Dati Invalsi, le due Italie tra egualitarismo e privilegio

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Per quanto riguarda l'equità cioè le differenze di prestazioni registrate fra gli allievi, le macroregioni con i risultati peggiori sono anche quelle in cui le differenze fra le scuole sono più macroscopiche.
Se ne possono dedurre alcune ipotesi. La differenza fra le diverse parti d'Italia non deriva da dati naturali, ma da componenti sociali. La sostanziale omogeneità di partenza è tanto solida da durare per tutta la scuola elementare, ma a partire dalla media cede. Quali le variabili? Il lavoro della scuola ed il condizionamento della cultura delle società. La scuola lavora male, ma si può forse anche pensare che la società non l'aiuta.
Ci dice molto il dato che concerne l'equità. Decenni di scolarizzazione di massa e di miglioramento dei consumi, se non delle attività produttive, non sembrano avere inciso a sufficienza sul dualismo sociale del Sud. Da una parte un "popolo" poco acculturato e che non sembra avere tratto dalle migliori condizioni di vita e di consumo del dopoguerra una spinta sufficiente ad una reale emancipazione culturale, dall'altra famiglie di media e piccola borghesia che investono  molto sugli studi e sulla carriera dei figli. Segnali? L'alta percentuale di anticipatari, la spinta ai voti alti alla maturità, ma anche la disponibilità a trasferirsi per frequentare le università prestigiose del Nord e la capacità di andare a ricoprire ruoli di direzione e di immagine non più solo nei settori meno prestigiosi della pubblica amministrazione anche del Nord. Gli insegnanti appartengono come genitori a pieno titolo a questa parte e, sebbene sia vero che la scuola è nella maggior parte del territorio un presidio unico culturale e come tale spesso orgogliosamente si vive, spesso sembrano dare per persa la battaglia nei confronti del "popolo", quando non cercano gli stessi piccoli privilegi, avendone peraltro gli strumenti.
Ma è importante anche vedere le tendenze. Sebbene le differenze a sfavore del Mezzogiorno che emergono dalla rilevazione 2013-2014 si confermino come un dato non nuovo, l'entità del divario sembra però mostrare un andamento differenziato a seconda del livello scolare, della materia e del territorio (Sud o SudIsole) con tendenze al miglioramento o alla stazionarietà. In particolare migliorano i risultati della primaria fino a arrivare ad una sostanziale parità.
La scuola del Nord sembra essere più egualitaria e più produttiva, ma i giovani del Nord sembrano avere una minore spinta ad una forte autoaffermazione individuale. Non succede solo ora e qui nel nostro paese: non sempre le buone condizioni di contesto spingono alla struggle for life.
Nulla di nuovo sulle differenze fra gli ordinamenti. Come nel caso dei territori la scala è sempre la stessa: licei, istituti tecnici, professionali. Manca all'appello ancora l'Istruzione e formazione professionale poiché l'adesione sia delle Regioni che delle istituzioni formative all'interno delle Regioni per il secondo anno è stata solamente volontaria. Ma le scale cominciano ad altezze diverse nei diversi territori e succede che i liceali di una regione del Sud ottengono risultati inferiori agli studenti di istituti tecnici di una regione del Nord.



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COMMENTI
20/08/2014 - TERRONISMO ricorrente, sciocco, a buon mercato (Vincenzo Pascuzzi)

“Come mettere insieme questi dati con i risultati della maturità che continuano a premiare gli studenti del Sud e soprattutto i liceali?” conclude Tiziana Pedrizzi. Il riferimento - presumibilmente e al solito - è a qualche centinaio di lodi in più nelle regioni meridionali. Ogni anno, lo riportano e lo amplificano i giornali tralasciando di dire che riguarda solo qualche “permille” e trascurando gli altri 999 diplomati. Statisticamente il fatto NON esiste, ma c’è chi ha interesse a parlarne. Ne ha scritto venti giorni Rosario Salamone sul Corriere e se ne sta discutendo nel blog del Gruppo di Firenze: http://gruppodifirenze.blogspot.it/2014/08/i-cento-e-lode-e-linteresse-generale.html. Riporto da un post: 1) le lodi quest'anno sono state 3.450 su 459.474 iscritti al 5° anno, cioè lo 0,8%; la disuniformità presunta potrebbe riguardare circa la metà cioè lo 0,4% (altro che pioggia e lampascioni!); non mi sembra corretto tirare conclusioni anche per l'altro 99,6%; 2) invece che sui 100 e lode, bisognerebbe eventualmente ragionare sulle votazioni medie conseguite tenendo conto di bocciature e dispersione negli anni precedenti: 3) l'aggregazione a livello regionale è troppo ampia e risulta arbitraria anche se forse comoda statisticamente; il Salento potrebbe risultare realtà del tutto diversa dal Foggiano; 4) anche la mancata ripartizione fra tipi di scuola (licei, tecnici, professionali) distorce e altera ragionamenti e conclusioni.