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SCUOLA/ Il morbo delle graduatorie si può curare. In tre mosse

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A mettere la parola "fine" giunse la citata sentenza 41/2011 della Corte che, oltre a sbeffeggiare la "duplice interpretazione autentica", sancì, fermo restando il diritto del Parlamento a chiudere o aprire (in ambo i casi, erga omnes) le graduatorie, il dovere di riconoscere il diritto al caricamento dei punteggi e alla mobilità territoriale. Il "sistema Gae", in sostanza, può anche essere chiuso all'esterno, ma all'interno è, e non può che essere, aperto e contendibile: "La disposizione impugnata deroga a tali principi e, utilizzando il mero dato formale della maggiore anzianità di iscrizione nella singola graduatoria provinciale per attribuire al suo interno la relativa posizione, introduce una disciplina irragionevole che − limitata all'aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2009-2011 – comporta il totale sacrificio del principio del merito posto a fondamento della procedura di reclutamento dei docenti e con la correlata esigenza di assicurare, per quanto più possibile, la migliore formazione scolastica". Pace e amen. 

La sentenza della Corte, ovviamente, non preclude al Parlamento o all'amministrazione la possibilità di alcuni interventi, ma entro i paletti prefissati. Posso, per legge, trasformare le graduatorie oggi provinciali in graduatorie regionali: ma non posso porre vincoli alla mobilità; posso calibrare in maniera diversa i punteggi, ma non posso in alcun modo assegnare una "premialità" alla permanenza su un territorio, o addirittura introdurre criteri punitivi ai trasferimenti.

Lo tsunami abbattutosi sulle Gae del centro nord non solo era prevedibile, ma era inevitabile e, piaccia o meno, conforme ai principi generali della Costituzione.

Detto questo, non penso neppure che il dovere di permanenza territoriale, spostato dalla Gelmini a 5 anni e ritornato a 3 sotto la Carrozza, abbia influito più di tanto. Neppure la quinquennalizzazione mi aveva all'epoca entusiasmato, visto che (mi) era sfuggito il "bersaglio grosso", ovvero la permanenza quinquennale nell'istituzione scolastica sede dell'anno di prova. Casomai, ci sarebbe molto da dire sui meccanismi dei passaggi e delle mobilità, ma non è il momento. 

Voglio però sottolineare, tecnicamente e solo tecnicamente, un dato che è sfuggito ai più. Se si guarda al punteggio di abilitazione e alle relative date di (primo) ingresso (che richiedono, per colpa del sistema, un certosino lavoro di "collazione"), si scoprirà che saldamente insediati nelle prime posizioni (a colpi di decine o centinaia, a seconda delle classi) ci sono aspiranti giunti dalle graduatorie del concorso 1999 e dal contemporaneo "riservato"; aspiranti inseriti nel biennio 2005/2007 a seguito dei percorsi per "trecentosessantisti", tutti con sontuosi titoli di servizio. Pochissimi, e piuttosto in fondo salvo rare eccezioni, gli aspiranti trasferiti che possano vantare la laurea in Scienze della formazione primaria, l'abilitazione Ssis o bienni accademici Afam. 



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COMMENTI
20/08/2014 - Selezione degli insegnanti (FRANCO BIASONI)

In tutta questa discussione si dimentica che è interesse di studenti, genitori e della società fa si che per insegnare nelle nostre scuole siano scelti, per ogni scuola, i migliori insegnanti fra quelli disponibili. La bontà di ogni sistema di "reclutamento" dovrebbe essere valutata in rapporto a questo obiettivo. Naturalmente ci vuole la persona giusta al posto giusto. Non tutte le persone sono uguali e non tutti i posti. Il miglior sistema di "reclutamento" degli insegnanti è quello di farli "reclutare" dal dirigente scolastico, assistito da comitati per ogni singola disciplina, con chiamata diretta. A sua volta il DS deve rispondere del suo operato ad un Consiglio di Amministrazione eletto dai genitori della scuola. Naturalmente dopo aver abolito il valore legale del titolo di studio. L'attuale sistema è un mostro che, pretendendo di garantire tutto e tutti non garantisce nessuno. Non gli studenti, non i genitori, non la società e nemmeno gli insegnanti, come questo articolo documenta.

 
20/08/2014 - graduatorie troppo permanenti (lucia corucci)

Gent.le Redazione, ringrazio per il contributo sulla questione delle graduatorie della scuola. Aggiungo solo due osservazioni. Insegno dal 1985 (!), la nostra è stata la generazione dei concorsi ordinari, quelli banditi nel '90 e ed espletati nel '92. Ai nostri tempi i problemi erano simili: graduatorie a "fascia", attese per i ruoli.. poi è arrivata la stagione dei concorsi riservati, delle SISS, etc.. Il problema nn è, a mio avviso, nelle modalità di inserimento dei nuovi docenti. Essi, se hanno i titoli, devono poter entrare nel sistema di reclutamento e poter aggiornare i punteggi. E' il sistema a nn essere del tutto adeguato: è troppo chiuso, spesso nn valorizza il merito, nn consentendo ai DS di scegliere i docenti più bravi e più idonei. È un sistema che crea nn flessibilità ma precarietà. Oggi anche disoccupazione, a causa della situazione della scuola. Mi auguro che il ministro (in questi giorni in topless sui lidi di Marina di Carrara...) sappia valorizzare il merito dei docenti giovani che si affacciano all'insegnamento, senza dimenticare i cd. precari storici, anche essi validi educatori. Grazie Lucia Corucci

 
20/08/2014 - gerarchizzare i problemi (enrico maranzana)

I lacci e il laccioli impedivano ai contemporanei di Alessandro Magno di cogliere il senso del problema e, analogamente, non consentono di inquadrare la questione educativa: che senso ha riflettere sulle procedure di selezione del personale se ci si dimentica la finalità del sistema scolastico? Che senso ha spendere energie su un sottoproblema che nasce da una situazione indefinita? Il superamento della confusione concettuale/terminologica che caratterizza il mondo scolastico è il primo tassello del percorso risolutivo: emblematico il glossario proposto dal ministero nel 2010 che trascrive definizioni europee trascurando il fatto che l’orizzonte del sistema educativo diverge sostanzialmente da quello comunitario.