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SCUOLA/ Il morbo delle graduatorie si può curare. In tre mosse

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Il che la dice lunga sulla conformazione delle Gae oggi, delle graduatorie permanenti ieri e sulla netta prevalenza della valorizzazione del servizio rispetto ad ogni altra fonte di punteggio (ivi comprese quelle previste dalla legge, vanificate dalla burocrazia, restaurate dalla magistratura: vedi alla voce " bonus 6 punti"). Situazione che può apparire "ingiusta", ma che è immodificabile e forse dovrebbe servire da lezione per il futuro, visto che quella conformazione è frutto di scelte politiche assolutamente trasversali. Né vale la pena soffermarsi sui "sospetti" che i punteggi dei trasferiti portano con sé. Le accuse generiche possono "lavare la coscienza", ma non incidono sull'equità e sul rigore del sistema, oltre a risultare insultanti per chi, magari, quei punteggi li ha onestamente raggranellati. 

La spiegazione in parte ricordata dal ministro Giannini, con una chiarezza che le fa onore, è tanto semplice quanto, in parte "scomoda". Primo, dopo lustri di "vacche" relativamente grasse sugli organici di alcune regioni, la situazione è stata, da alcuni anni, improntata al riequilibrio, sulla base di parametri di copertura oggettivi, il che ha portato un rallentamento nelle immissioni al sud e a un maggiore punteggio degli aspiranti. Secondo, le graduatorie di merito del concorso 1999, in altre regioni erano sterminate. Solo per fare un esempio, la graduatoria per la scuola elementare della Campania contava 20mila "idonei". E siccome l'idoneità nella Gm dava il diritto di accesso alle permanenti, ecco che le Gp oggi Gae si sono stipate di decine di migliaia di aspiranti. 

Sarebbe ingiusto, ovviamente, desumere a priori una valutazione, positiva o negativa, del personale "immesso in pectore" a seconda del titolo di accesso o della provenienza territoriale. Guai ad essere vittima dei pregiudizi, perché quel che conta sono, sempre e comunque, le persone e la loro qualità. Resta che le istituzioni scolastiche hanno, attraverso la valutazione dell'anno di prova, lo strumento per distinguere il grano dal loglio, a Cuneo come a Lampedusa. 

Queste non brevi considerazioni servono a sottolineare che, se non si hanno chiari gli elementi della questione e le opzioni che sulla base di quegli elementi sono possibili, i margini di possibile miglioramento si azzerano, posto che l'unica via per "rottamare" davvero le Gae richiederebbe un coraggio folle da parte di proponente e Parlamento: azzerare le Gae e creare, sui concorsi, una riserva del 50% per chi ne abbia fatto parte. Con possibilità di realizzazione tangenti allo zero, dunque meglio neppure parlarne.

Ciò che invece potrebbe essere possibile, è un'opera di corretta manutenzione sotto tre aspetti. 

Il primo, richiede un investimento di sistema destinato ad abbattere in futuro costi, contenziosi, tempistiche: la creazione, per ogni docente, di un fascicolo telematico direttamente collegato e collegabile con le "banche dati" interessate, che farebbe piazza pulita di interpretazioni, interpolazioni, errori e taglierebbe drasticamente i tempi e i margini di incertezza, consentendo al personale di dirottarsi sui controlli. 



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COMMENTI
20/08/2014 - Selezione degli insegnanti (FRANCO BIASONI)

In tutta questa discussione si dimentica che è interesse di studenti, genitori e della società fa si che per insegnare nelle nostre scuole siano scelti, per ogni scuola, i migliori insegnanti fra quelli disponibili. La bontà di ogni sistema di "reclutamento" dovrebbe essere valutata in rapporto a questo obiettivo. Naturalmente ci vuole la persona giusta al posto giusto. Non tutte le persone sono uguali e non tutti i posti. Il miglior sistema di "reclutamento" degli insegnanti è quello di farli "reclutare" dal dirigente scolastico, assistito da comitati per ogni singola disciplina, con chiamata diretta. A sua volta il DS deve rispondere del suo operato ad un Consiglio di Amministrazione eletto dai genitori della scuola. Naturalmente dopo aver abolito il valore legale del titolo di studio. L'attuale sistema è un mostro che, pretendendo di garantire tutto e tutti non garantisce nessuno. Non gli studenti, non i genitori, non la società e nemmeno gli insegnanti, come questo articolo documenta.

 
20/08/2014 - graduatorie troppo permanenti (lucia corucci)

Gent.le Redazione, ringrazio per il contributo sulla questione delle graduatorie della scuola. Aggiungo solo due osservazioni. Insegno dal 1985 (!), la nostra è stata la generazione dei concorsi ordinari, quelli banditi nel '90 e ed espletati nel '92. Ai nostri tempi i problemi erano simili: graduatorie a "fascia", attese per i ruoli.. poi è arrivata la stagione dei concorsi riservati, delle SISS, etc.. Il problema nn è, a mio avviso, nelle modalità di inserimento dei nuovi docenti. Essi, se hanno i titoli, devono poter entrare nel sistema di reclutamento e poter aggiornare i punteggi. E' il sistema a nn essere del tutto adeguato: è troppo chiuso, spesso nn valorizza il merito, nn consentendo ai DS di scegliere i docenti più bravi e più idonei. È un sistema che crea nn flessibilità ma precarietà. Oggi anche disoccupazione, a causa della situazione della scuola. Mi auguro che il ministro (in questi giorni in topless sui lidi di Marina di Carrara...) sappia valorizzare il merito dei docenti giovani che si affacciano all'insegnamento, senza dimenticare i cd. precari storici, anche essi validi educatori. Grazie Lucia Corucci

 
20/08/2014 - gerarchizzare i problemi (enrico maranzana)

I lacci e il laccioli impedivano ai contemporanei di Alessandro Magno di cogliere il senso del problema e, analogamente, non consentono di inquadrare la questione educativa: che senso ha riflettere sulle procedure di selezione del personale se ci si dimentica la finalità del sistema scolastico? Che senso ha spendere energie su un sottoproblema che nasce da una situazione indefinita? Il superamento della confusione concettuale/terminologica che caratterizza il mondo scolastico è il primo tassello del percorso risolutivo: emblematico il glossario proposto dal ministero nel 2010 che trascrive definizioni europee trascurando il fatto che l’orizzonte del sistema educativo diverge sostanzialmente da quello comunitario.