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SCUOLA/ Dati Invalsi, quel circolo vizioso tra bocciature e abbandono

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La ripetenza sta del tutto sparendo fino a 14 anni nella scuola dell'obbligo e, anche se in misura minore, nel triennio della superiore. Si tratta però piuttosto di una resa per sfinimento dei docenti, che spesso va insieme con la indeterminazione degli apprendimenti realmente ottenuti dagli allievi e pertanto con l'abbassamento dei livelli perseguiti. Si addensa invece nel biennio fra i 14-16 anni dove si affianca all'abbandono, soprattutto al Sud. Quando si parla dei risultati dei quindicenni delle macroaree Sud e SudIsole non va dimenticato che una buona percentuale degli stessi è già fuori dalla scuola a quella età e si tratta evidentemente dei ragazzi più "deboli". Gli analisti Pisa rilevano peraltro che paradossalmente i paesi in cui la percentuale di ripetenza è più alta sono anche quelli in cui i risultati sono più bassi. È più che probabile che si tratti di fattori paralleli e non necessariamente legati da un rapporto causale, fattori ambedue determinati dal basso livello culturale (ed a monte economico-sociale). Ma molto gli stessi analisti attribuiscono al fatto che la scuola tende ad utilizzare questo strumento piuttosto che altri compensativi più efficaci. Tutto vero, ma spesso i ricercatori che non ha mai messo piede nelle aule, stentano a capire che la ripetenza, soprattutto nel periodo dell'adolescenza è così difesa, anche dagli insegnanti migliori, per il suo valore di deterrenza, il suo significato di punizione. Argomentazione da tenere in conto in tempi in cui si tende ad abbandonare l'idea che da sola la famosa carota possa governare le comunità umane.

La terza caratteristica individuale indagata nel Rapporto è quella della nazionalità: si tratta dei risultati degli stranieri di prima e seconda generazione. Un gruppo che oramai oscilla intorno al 10%, con punte più alte – per ora – alla primaria. Continua ad essere significativo il divario con gli autoctoni, con risultati prevedibilmente migliori per quelli di seconda generazione. Sarebbe in realtà interessante capire qualcosa di più sulla differenza fra queste due diverse tipologie, per capire quanto le modalità di intervento della scuola sono efficaci. Lo scarto è maggiore per italiano che per matematica, anche qui prevedibilmente poiché gli apprendimenti che utilizzano codici più astratti e trasversali favoriscono stranieri e studenti con più basso livello economico-sociale che hanno minori vantaggi culturali. Le differenze sono maggiori dove gli stranieri sono di più cioè al Nord; al Sud infatti, dove le percentuali raramente superano il 2%, le differenze sono minori. Più che ad una maggiore integrazione dovuta al minore numero, forse la ragione va cercata anche nel basso livello dei risultati degli autoctoni. 



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