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SCUOLA/ Un paese di "competenti": sì ma come?

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Che la capacità di argomentare sia diventata un'emergenza nazionale si vede dai progetti dell'Accademia dei Lincei, d'intesa con il ministero, ormai diffusi su tutto il territorio, che riguardano l'italiano scritto "argomentativo", la matematica e le scienze: guarda caso il problema è la competenza, non solo la materia in cui si realizza (in matematica: che lo studente "impari a progettare e condurre osservazioni sperimentali sugli oggetti, ne sappia interpretare i risultati, formuli semplici previsioni e congetture e si avvii all'argomentazione logica"; in scienze che gli insegnanti siano "orientati ad un trasferimento del metodo e del pensiero scientifico in classe" facendo lavorare "soprattutto il cervello dei ragazzi"; per italiano introdurre "gli studenti a testi latamente argomentativi e descrittivo-espositivi" in modo da "mettere in condizione un adolescente, qualunque sia la scuola frequentata, di comprendere pienamente un testo di questa tipologia" come requisito essenziale per la comprensione del ragionamento scientifico).

I progetti raggiungono come sempre i volenterosi. Fra gli insegnanti spesso scarseggia l'energia fisica per informarsi, aggiornarsi, mettersi in pista: questi ultimi anni hanno comportato una fatica aggiuntiva non solo a causa delle diverse innovazioni, ma anche per ragioni più spicciole. Io stessa, rientrata in classe dopo un periodo di assenza, ho trovato un orario di cattedra molto più oneroso del passato e non in termini di ore di cattedra: per italiano spezzoni di materie diverse in quattro classi, per un totale di 120 studenti, impossibilità di avere una cattedra-orario sostenibile a causa della somma obbligata di 18 ore (al biennio o tre classi con italiano, un latino – cioè quattro scritti al mese − e una geostoria, oppure tre classi con latino e geostoria – con diversità di carico lavorativo fra colleghi), difficoltà a garantire la continuità didattica da un anno all'altro. In certe scuole gli insegnanti si sono accordati fra loro e fanno un anno 17 e un anno 19 ore, a parità di stipendio, ma questo solo perché il preside acconsente e nessuno pone il problema sindacale. Così adesso capisco almeno un po' chi della riforma ha sentito parlare da lontano, non si cura più di tanto del Quadro di riferimento Invalsi, e avendo l'idea che le competenze siano un'utopia continua a insegnare come ha sempre fatto (per fortuna molto spesso bene). 

Mi auguro anche per gli affaticati e oppressi una via chiara, e che il prossimo anno, in occasione del quinto anno della riforma dei licei, possa essere il momento giusto per riprendere il tema del profilo in uscita e delle competenze metodologiche, argomentative e comunicative, che contribuirebbero ad un'Italia più in posizione di "attacco" rispetto alle circostanze difficili in cui si trova.

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COMMENTI
23/08/2014 - un ragionamento sulle sabbie mobili (enrico maranzana)

Competenze matematiche, competenze scientifiche, competenze riguardanti l’italiano .. una casistica che deriva dal mancato approfondimento della natura della competenza. Essa non è un ente primitivo: deriva dall’accostamento di capacità e di conoscenze, se il cardine del servizio scolastico è la persona umana, dall’accostamento di abilità e di conoscenze, se il traguardo è l’adattamento al contesto. La legge, definendo la finalità del sistema educativo, prospetta la prima accezione. La promozione e il consolidamento delle capacità, che si manifestano sotto forma di competenza, è il traguardo che unifica e qualifica tutti gli insegnamenti, la loro rimozione dallo scenario scolastico è la causa “della divisione fra gli insegnamenti, spesso alimentata dai presidi”. La scuola vive nel passato: non accetta il concetto di sistema e di progettazione. E’ abbarbicata alla parcellizzazione e all’incontrollabilità. Chi opera nella scuola rifiuta di abbandonare i tradizionali, rassicuranti percorsi fondati sui libri di testo; non intende ipotizzare e validare itinerari disegnati in funzione delle esigenze nazionali e del territorio.