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SCUOLA/ Giannini: basta coi sindacati, i prof devono essere i protagonisti

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Il governo non è inconsapevole dell'altezza del muro. Un muro di complessità legislativa, di burocrazia anche ministeriale, al centro e in periferia, di pregiudizio nei confronti di certi tabù, come quello della valutazione, del merito, degli incrementi stipendiali non dati solo per anzianità. Sono tanti i gradini che vanno superati, però se un governo decide di scommettere su questa responsabilità politica, e noi intendiamo farlo, c'è la possibilità di ottenere il risultato finale.

È ipotizzabile un nuovo stato giuridico per i docenti?
Se si vuol cambiare davvero la scuola, si deve ridiscutere anche il rapporto degli insegnanti con la scuola stessa. Anche quello è uno strumento e come tale va tenuto insieme agli altri capitoli del pacchetto che intendiamo presentare.

E per quanto riguarda l'autonomia?
Come lei ben sa, l'autonomia è già prevista da una legge dello stato, malamente applicata per le ragioni storiche che conosciamo. Ora si tratta di creare un modello organizzativo ed educativo che consenta di attuarla.

Fino ad oggi i sindacati hanno fatto il bello e il cattivo tempo dentro la scuola. Tra Renzi e la Cgil però non c'è feeling. Se si arrivasse ad una vera riforma, il "muro" della Cgil potrebbe essere pericoloso, non crede?
Più che di pericolo, parlerei di una dialettica necessaria con tutti i mondi che sono da coinvolgere; partendo dalle famiglie, passando per il mondo imprendioriale − che deve cominciare non solo a dire che i ragazzi escono dalla scuola senza competenze, ma a dare il proprio contributo per capire quale collaborazione migliore si può instaurare − fino al sindacato. Direi che il protagonismo di certo sindacato è derivato anche da una trascuratezza di responsabilità politica da parte dei governi che ci hanno preceduto. Ma c'è lo spazio per ricondure ogni sforzo buono alla politica di governo.

(Federico Ferraù)



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