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SCUOLA/ Giovani e occupazione, il bello di "ricominciare" dalle cose

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In questa dinamica sta, io credo, il segreto della formazione professionale. Quanti ragazzi sono arrivati da noi mortificati, avviliti da un percorso scolastico non adatto a loro, e da noi – e in tanti altri centri come il nostro – sono rifioriti, hanno scoperto che anche loro hanno un valore, hanno delle capacità, valgono.

Non che io abbia niente contro i licei, le scuole dove si fa solo cultura, ci mancherebbe; ma le strade per accompagnare i ragazzi a diventar grandi sono anche altre. Non lo dico io, lo ha detto nientemeno che papa Francesco: "Le scuole sono uno strumento prezioso per dare un apporto al cammino della Chiesa e dell'intera società. Il campo educativo, poi, non si limita alla scuola convenzionale. Incoraggiatevi a cecare nuove forme di educazione non convenzionali secondo 'le necessita dei luoghi, dei tempi e delle persone'".

Lo confermano i fatti: se dieci anni fa la maggioranza dei nostri alunni arrivava dopo una o due bocciature in altre scuole, adesso il 95 per cento si iscrive direttamente dalla terza media. E questo smentisce una mentalità ancora dura a morire, ma falsa; la formazione professionale non è destinata all'area del disagio, ai ragazzi difficili e simili: è una scuola per tutti, per ragazzi che hanno difficoltà particolari – che qui, certo, trovano un modo di imparare più consono − e per altri che non ne hanno, che semplicemente scelgono questi percorsi perché li considerano più adatti a sé.

E a tal proposito vorrei concludere con una storia. Antonio vive in una casa di campagna e soffre di una grave malattia che gli impedisce di andare a scuola. La madre è preoccupata per questo figlio che non può seguire gli studi come tutti gli altri: "Che sarà della vita di un bambino infermo?". Un giorno Antonio raccoglie dal prato una lumaca e la tiene a lungo tra le mani, poi va dalla mamma gridando: "Mamma guarda! Che cos'è?". "È una lumaca, è una chiocciola", risponde la madre, che al contempo si rende conto che quel bambino non sta giocando con la chiocciola, ma la sta studiando. Lo stesso atteggiamento che ha anche davanti ad una gallina che razzola nel cortile della casa, quando osserva il volo di una colomba in cielo, quando guarda i mandarini davanti alla porta della piccola casa, perfino quando guarda le pietre del suolo o le montagne che chiudono l'orizzonte verso nord. "Questi saranno i suoi libri", esclama la madre, "e la realtà sarà la sua scuola. Dio farà il resto". 



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