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SCUOLA/ Precari, assunzione di massa. A che prezzo?

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Come sempre, la prima grande questione riguarda dove trovare le risorse economiche per un piano così impegnativo. In questi giorni si sono avanzate le ipotesi più disparate per i costi dell'operazione: per alcuni (Sole 24 Ore, 27 agosto) il piano di assunzioni costerà 570 milioni; per altri (Repubblica, 27 agosto), invece, un miliardo e mezzo; per altri ancora, (Corriere della Sera, 28 agosto) "le novità, compreso tutto quanto è legato alle assunzioni dei precari e a nuove immissioni di insegnanti, costano tre miliardi all'anno a regime".

L'imponenza di una tale mossa rappresenterebbe per lo più un'occasione sprecata se, per consentire un'immissione in ruolo in massa di precari, venisse vanificata, ancora una volta, l'annunciata rivisitazione della legge n. 62/2000 sulla parità scolastica, al fine di introdurre una defiscalizzazione delle rette di iscrizione alle scuole paritarie. Oppure ancora venisse annacquato un rilancio e un ammodernamento in chiave autonomistica del nostro sistema d'istruzione che avvicini il nostro Paese a quanto già avviene da anni in Europa. Fanno ben sperare, in questa direzione, le parole del ministro Giannini che ha annunciato invece di voler procedere a una vera e propria "rivisitazione rivoluzionaria delle regole del gioco". Staremo a vedere, quindi, se si tratterà solo di un'opera di manutenzione dell'esistente o ci sarà qualcosa di veramente innovativo.

È certamente un bene l'impegno, se così sarà, del governo di stabilizzare la situazione lavorativa e contrattuale di migliaia di docenti precari, anche se questa (per ora ipotetica) mossa potrebbe rimanere marginale dal punto di vista degli studenti e delle famiglie: cosa ne sarà, infatti, della cosiddetta "continuità didattica" se un docente, incaricato temporaneamente di una sostituzione, sarà stabile (cioè sarà assunto con un contratto a tempo indeterminato) anziché precario? Sicuramente quest'ultimo potrà svolgere la sua funzione docente in maniera più distesa e senza dannose e ingiuste preoccupazioni, ma qual beneficio ne avranno gli studenti?

Speriamo davvero che sia #lavoltabuona per un rilancio della scuola italiana, per poter dire che l'#italiariparte, senza che ci si limiti a un'ennesima maxi-assunzione di precari, spendibile elettoralmente ma dal notevole costo sociale ed economico (come già avvenuto, almeno in parte, con il famoso e alquanto "fumoso" bonus da 80 euro: molto "fruttifero" in termini di consensi elettorali alle europee, ma totalmente inefficace e ininfluente sull'andamento dell'economia).

Non ha tutti i torti Corrado Passera quando afferma, in un'intervista rilasciata ieri ad Avvenire, di dichiararsi deluso se "in tempi di spending review e di sacrifici, l'unica proposta concreta che uscisse dal governo fosse quella di un'enorme infornata di precari, senza guardare al merito".

Assumere migliaia di docenti precari della scuola italiana, inoltre, potrebbe essere a breve non più una scelta ma una stretta necessità, un mero atto dovuto per l'amministrazione dello Stato: è evidente, infatti, tutta la preoccupazione per la "spada di Damocle" rappresentata dalla prossima (probabile) condanna, prevista per ottobre, della Corte di giustizia europea all'Italia per il reiteramento dei contratti degli insegnanti per più di tre anni consecutivi... Si potrebbe dire, quindi, di necessità, virtù… Ma se così fosse, sarebbero consigliabili toni meno trionfalistici.



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