BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Precari, assunzione di massa. A che prezzo?

Pubblicazione:

Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Oggi il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto approvare le linee guida sulla riforma della scuola targata Renzi-Giannini. Il pacchetto scuola, si è saputo nella serata di ieri, è stato spostato per evitare che il Cdm contenesse troppe materie, insomma che ci fosse troppa carne al fuoco in una riunione dell'esecutivo già piena di provvedimenti importanti e complessi come la riforma della giustizia e il decreto Sblocca Italia.

Un rinvio che, naturalmente, finsce per alimentare gli interrogativi: ci sono problemi di copertura finanziaria? Oppure è stato il capo dello stato, Giorgio Napolitano, che Renzi ha incontrato ieri in serata (e prima della nota diffusa dalle agenzie) a suggerire al premier maggiore prudenza?

In ogni caso, è possibile fornire una prima reazione sulla base delle indiscrezioni trapelate in questi giorni.

Tanti i temi che dovrebbero essere affrontati: dalle competenze degli studenti alla carriera dei docenti, dall'alternanza scuola-lavoro all'insegnamento della musica e della storia dell'arte, fino all'autonomia degli istituti scolastici.

Ma il principale nodo gordiano che la riforma della scuola targata Renzi-Giannini ha l'ambizione di provare a sciogliere è quello del precariato dei docenti, con una cura definitiva di questa piaga, vero e proprio "agente patogeno del sistema scolastico, batterio da estirpare", per usare le parole del ministro al Meeting di Rimini. Si tratterebbe, quindi, di impostare un nuovo corso della politica della formazione, selezione e gestione del personale scolastico che si trascina stancamente lungo tutto il corso della nostra storia repubblicana.

L'operazione sarebbe condotta principalmente attraverso una massiccia stabilizzazione dei "precari storici", prevedendo un'assunzione di circa 100mila insegnanti nel triennio 2015-2018 (50% dalle Gae e 50% da un nuovo concorsone) e con un aumento dei docenti di sostegno (dovrebbero passare da 67mila a 90mila). Allo stesso tempo partirebbe l'organico di rete funzionale, superando quello "di fatto" e "di diritto" che attualmente genera il sistema delle supplenze. Se si considera poi che tra il 2017 e il 2022 il 40% della classe docente dovrà essere sostituita (non a caso abbiamo i docenti più anziani d'Europa), si capisce bene a quale grande e cruciale occasione ci si trovi davanti.

Se, dunque, il principale provvedimento sulla scuola targata Renzi (tema sempre molto caro e "sbandierato" dal premier fin dall'inizio della sua corsa elettorale alle primarie del Pd), si limitasse a una maxi-assunzione di dipendenti pubblici fatti con soldi del bilancio dello Stato (cioè di tutti noi) in una situazione di grave e perdurante crisi economica e di estremo contingentamento delle risorse statali, ecco che forse ci si troverebbe davanti a una cocente delusione, una sorta di revival di quanto già visto per anni nel corso della Prima (e Seconda) Repubblica.



  PAG. SUCC. >