BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Perché cresce nel mondo il numero di persone che studiano l'italiano?

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

L'italiano si impara a scuola, non all'università. Se non si apprende a scuola, dopo è sempre troppo tardi. È giusto preoccuparsi di ciò che accade alla lingua madre dopo che i nostri giovani si sono diplomati, ma è di fondamentale importanza capire che la lingua della nazione si assimila soprattutto tra scuola elementare e secondaria di primo grado. In Italia, come hanno dimostrato le recenti prove Invalsi, l'italiano lo si dimentica, in alcune regioni, nella fascia di età 11-14. Segnala l'Invalsi (cfr: "Le rilevazioni degli apprendimenti 2013-14"): "A differenza delle rilevazioni precedenti, emergono minori differenze territoriali per la scuola primaria, mentre esse diventano sempre più visibili nel passaggio alla scuola secondaria di primo grado e ancora maggiormente in quella di secondo grado". Ancora, in riferimento specifico all'italiano: "Nella prova di Italiano, le due macro-aree settentrionali registrano punteggi medi superiori alla media italiana statisticamente significativi, mentre il Centro ottiene un risultato che non si discosta dalla media nazionale. Il punteggio medio conseguito dalle due macro-aree del Sud e del Sud e Isole risulta invece significativamente inferiore alla media italiana". 

L'italiano non unisce gli italiani, bensì li divide. Il nostro Paese, come sempre a macchia di leopardo, è testimone della crescita di giovani capaci di padroneggiare abilmente la lingua madre in tutte le sue potenzialità grammaticali e argomentative e, all'opposto, dell'arenarsi di altri alle minime competenze comunicative. La riflessione investe la realtà scolastica nella quale avviene l'apprendimento: è evidente che una scuola autonoma, attenta agli studenti e ricca di stimoli educativi che derivano da insegnanti motivati, è un terreno utile anche agli apprendimenti di lingue straniere e di materie non linguistiche in lingua straniera. Ma che cosa succederà del Clil, tanto per fare un esempio (cioè appunto dell'insegnamento in lingua di materie non linguistiche) in situazioni in cui è precaria la conoscenza dell'italiano? Il treno è in corsa e sembra quasi che intere generazioni di giovani che non fruiscono per varie ragioni (ambientali, sociali, culturali) delle medesime opportunità formative di altri siano destinate a restare fermi nelle loro stazioncine. È in arrivo anche una quarta prova Invalsi per la maturità 2015 con prove anche in inglese: si vedrà. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
03/08/2014 - L'Italiano(2) (maria schepis)

I ragazzi che vivono in contesti culturali deprivati sono I più svantaggiati e spesso, nonostante tutti gli sforzi,pur progredendo sul piano personale,rimangono indietro rispetto agli standard nazionali proposti dall'invalsi.In generale tutti leggono poco e l'italiano diventa una lingua appresa solo oralmente,la scuola ha l'obbligo di arginare questa deriva.Fatte queste premesse su quando e dove apprendere le basi dell'italianoin,altro discorso diventa l'utilizzo dell'inglese negli atenei.Le università, ormai sotto casa di qualunque studente,pensano di offrire il meglio proponendo anche i corsi in inglese,quanto sia meglio non lo so.Tre studenti di medicina discutevano,uno dei tre dice:-ho dato l'esame x in inglese,il professore ne sapeva poco(inglese)e mi ha fatto poche domande.La prima considerazione che mi viene in mente :meglio uno studente che conosce l'inglese e poca medicina o meglio il contrario?Io la mia risposta ce l'ho.Di certo noi l'italiano non lo tuteliamo ,non lo amiamo e a qualunque turista permettiamo di parlarlo come può,usa i verbi all'infinito e gli sorridiamo pure.A Parigi una commessa mi ha fatto scrivere ciò che le chiedevo per la mia erre poco arrotata.Infine,perché nel mondo si studia l'italiano? Perché chi ama il sublime non può che imparare la nostra straordinaria lingua,quale traduzione può rendere la perfezione della Divina Commedia o l'incanto Dell'Orlando Furioso? Renzi,all'estero, parli con la sua bella cadenza toscana e non pseudoinglese

 
03/08/2014 - L'italiano (1) (maria schepis)

Concordo perfettamente con l'articolo,soprattutto,là dove si dice che l'italiano s'impara nella scuola primaria e nella scuola secondaria di 1°grado;insegno italiano alla scuola media e ho visto, nella mia trentennale carriera,una progressiva ignoranza della nostra lingua: ignoranza nella scrittura, non solo come ortografia ma letteralmente come ignoranza della parola es. all'argare,lar bero(albero),povertà di lessico e utilizzo (vale per grandi e piccoli)per sola assonanza, incapacità di elaborazione del pensiero etc.Certo non tutti i ragazzi sono arrivati in 1°media in queste condizioni ma molti sì.Ho dovuto escogitare,criteri metodologici anche originali,la grammatica "animata" ,come la chiamo io, per far comprendere agli alunni con maggiore difficoltà ,nome articolo,verbo, aggettivo,pronome etc ma la grammatica è fondamentale,perché la conoscenza delle strutture induce ad una comprensione più organica e consapevole,da sempre chi migliorava in italiano migliorava altrove.Quando usare futuro anteriore o trapassato remoto non è esercizio sterile, piuttosto favorisce l'acquisizione del processo di temporalizzazione,quindi la grammatica anche come strumento per il possesso di altre abilità.La tv, dal linguaggio banale, i social network dal linguaggio striminzito e ripetitivo,con solo onomatopee o simboli, sono divenuti i principali canali di fruizione linguistica e di comunicazione per ragazzi e non solo, svilendo l'uso di una lingua ricca e sottile come la nostra (segue)