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SCUOLA/ Insegnare filosofia, maestri e allievi in cerca di libertà

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È una sfida ardita e attuale - e non una nostalgia neogotica - tornare a sviscerare i problemi del libero arbitrio e della predestinazione divina, dei poteri della dialettica nell'investigazione dell'ente di cui non si può pensare il maggiore, del rapporto tra intelletto, affezione e volontà come attività specifiche dell'essere umano, del rapporto tra necessità e contingenza nell'ambito della realtà naturale creata, del libero agire umano in rapporto alla politica e alla teleologia della storia, del concetto di libertà nella nuova antropologia umanistico-rinascimentale e dei rapporti tra pensiero greco, arabo e occidentale, attraverso il pensiero di Agostino di Ippona, Anselmo d'Aosta, Alberto Magno, Tommaso d'Aquino, Duns Scoto, Gugliemo da Ockham e di altri filosofi medioevali, spesso dimenticati o addirittura sconosciuti da molti docenti.

Gli incontri saranno fruibili, per le scuole o i singoli iscritti, in diretta streaming e saranno guidati, nella lezione e nella discussione a seguire, da alcuni tra i maggiori studiosi italiani di filosofia medioevale: Giovanni Catapano, Armando Bisogno, Guido Alliney, Andrea Colli, Pasquale Porro, Massimo Borghesi, Alessandro Conti, Alessandro Ghisalberti e Marco Lamanna.

Insegnando filosofia l'attesa per l'inizio dell'anno si infiamma ancor di più, poiché la filosofia è l'esercizio vivente e condiviso della domanda di verità che caratterizza la ragione umana di ciascuno. Non esisterà mai nessun'altra pratica attuale come questa e la Bottega vuole esserne utile strumento di realizzazione.

Insegnare filosofia a scuola è un'esperienza grandiosa, infatti, se smette di essere opaca veicolazione dell'ideologia scettica e nichilista oggi dominante o mera comunicazione di idee morali, surrogato di quella religione laica e naturalista omniinvadente nella società civile nata dall'epoca dei Lumi.

Come facevano notare G. Mereghetti e M.T. Tosetto nei loro due articoli estivi, la filosofia insegnata a scuola e nelle università, rischia di rimanere vittima della lacerazione tra due sue concezioni contrapposte:  quella dell'impegno pratico nel mondo materiale e quella del godimento speculativo di sistemi ideali iperuranici, tra la trasformazione concreta della terra e una mistica aspirazione al cielo.

Seguendo i grandi maestri del passato, a partire da Socrate fino ai pensatori del Medioevo, appare invece evidente che la forza intrinseca della filosofia sta nel suo nascere inarrestabile nell'intimo di ciascun soggetto come domanda di comprensione del senso della totalità dell'essere. Tutto l'uomo è chiamato in causa, tutta la realtà è investita dall'umana investigazione. Quale potrà essere allora l'antidoto al virus dualistico tra una filosofia concepita come impegno critico immerso nella storia e una filosofia pensata come attività speculativa fuori dalla storia? Proporre la filosofia come un cammino di ricerca che si esprime in una vibrazione dell'intelligenza (cfr. l'articolo di M.T. Tosetto) aperta alla verità, in uno scambio incessante e nell'orizzonte della continuità tra particolare e totalità, tra dato sensibile e concetto ideale, tra contingenza del tempo presente e l'estensione immensa della storia del mondo, senza ridurre a priori idealisticamente il corpo allo spirito o viceversa materialisticamente lo spirito al corpo, ma educandoci a riconoscere la complessa armonia della realtà e ad assecondare lealmente l'emergere di tutte le nostre domande, di docenti e di allievi, ciascuno dal punto in cui si trova. 



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COMMENTI
30/08/2014 - il mandato del docente filosofo (enrico maranzana)

Il fascino delle questioni filosofiche non deve far dimenticare l’orientamento del SISTEMA scuola: tutti gli insegnamenti, sinergicamente, concorrono alla promozione e al consolidamento delle qualità dei giovani. La capacità di argomentare, ad esempio, costituisce un fertile ambito per intessere percorsi comuni, unitari, monitorati. Quale insegnamento non la colloca tra i propri traguardi qualificanti? Non è casuale che i nuovi regolamenti di riordino del 2010 pongano tra i “punti fondamentali e imprescindibili .. la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” intorno cui sono da ideare le attività di laboratorio. Un’indicazione che espande la volontà del legislatore: le conoscenze e le abilità sono gli strumenti necessari per l’ideazione di percorsi d’apprendimento che, come noto, sono volti alla sollecitazione di comportamenti produttivi [competenze].