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SCUOLA/ La seduzione non basta: i giovani e la "trappola" di Kierkegaard

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Antonio Canova, Amore e Psiche (Immagine d'archivio)  Antonio Canova, Amore e Psiche (Immagine d'archivio)

Non solo gli studenti. Kierkegaard ha molti fans anche tra i docenti e in fondo se li merita, perché la sua critica così radicale è una provocazione stimolante, che non si può lasciar cadere con leggerezza. È anche vero che il suo discorso cattura soprattutto i giovani perché sembra fare "grip" con l'esperienza: sembra aderirvi meglio di altri discorsi, e per quanto si tratti di una sensazione ingannevole, una sorta di miraggio, occorre dare atto a Kierkegaard che l'elenco dei temi trattati è piuttosto completo: il rapporto con la donna in primis (a prescindere che egli lo trovi possibile o impossibile), la fede, la professione, la politica, ma anche la malattia, l'angoscia, la melanconia, la singolarità e la legge… Ecco: l'economia manca. Quello di Kierkegaard non è un pensiero economico. L'idea stessa di vantaggio per Kierkegaard è un’idea oscena. "Muovere qualcuno: no, non lo faccio. C’è chi legge i miei scritti, chi se li studia, chi li impara a memoria, chi se ne serve quando deve predicare e insegnare... Mio Dio, ma allora io faccio più male che bene!".

 

(Carerina Gatti)
 
 

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