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SCUOLA/ La seduzione non basta: i giovani e la "trappola" di Kierkegaard

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Antonio Canova, Amore e Psiche (Immagine d'archivio)  Antonio Canova, Amore e Psiche (Immagine d'archivio)

Nel suo nuovo libro Le figure della seduzione in Kierkegaard, Luigi Campagner sviluppa un'analisi psicologica delle vicende affettive del famoso filosofo danese, a partire dalle sue stesse opere, quali Diario del Seduttore, La Ripresa, Timore e Tremore. Il pensiero di Kierkegaard oggi affascina molti anche tra i giovani e studenti: esso infatti è attuale e "sembra fare grip con l'esperienza: sembra aderirvi meglio di altri discorsi", afferma l’autore del libro, che per questo consiglia la lettura del filosofo anche tra i banchi di scuola.

 

Un libro sull’amore, un libro sull'impossibilità di amare. Perché tornare a leggere Kierkegaard a scuola?

 Sui banchi di scuola fioriscono i primi amori, perciò sarei favorevole a chi volesse portarsi il Don Giovanni sotto il braccio, come si usava fare con i libri prima dell'avvento degli zainetti… Del resto, Kierkegaard è stata una delle mie letture fin da ragazzo, poi all'università e come insegnante. Oggi ci torno come psicoanalista riprendendolo dopo la pubblicazione delle Lettere del Fidanzamento: le 32 lettere, che il filosofo faceva recapitare in giornata alla giovanissima Regine, figlia del Consigliere di Stato Olsen, esigendo che le leggesse ad alta voce e che rispondesse "seduta stante". Dalle lettere scritte tra l'estate del 1840 e l'autunno del 1841 è ripartito il mio interesse per il corpus estetico dell'opera di Kierkegaard, soprattutto il Don Giovanni - un opera impareggiabile non solo per gli appassionati di musica -, le pagine del Diario dedicate al rapporto tormentato col padre e con Regine, il Diario del Seduttore, La Ripresa, Timore e Tremore...

 

Da dove è partito per questa ricerca?

 Sono andato alla ricerca di alcune frasi che mi ricordavo proprio dai banchi di scuola, come quella del Diario dove Kierkegaard, paragonandosi a Socrate, afferma di aver imparato tutto da una ragazza. E' una frase con un'eco potentissima, in grado di risuonare per anni nell'animo di uno studente. Suggerisce che si possa dare e ricevere: scambiare, costruire, fare società. Nel libro ho cercato di seguirne le tracce, ma queste non portano da  nessuna parte... In tutto Platone, di cui Socrate è la voce "dialogante", non c'è un solo dialogo con una ragazza, o dove una ragazza sia protagonista o co-protagonista. Per intenderci, un dialogo come quello tra la quattordicenne Maria di Nazareth con l'Angelo - dialogo alla pari, dove l'ultima parola spetta a lei - in tutto Kierkegaard (come in tutto Platone) non ha cittadinanza.

 

A suo parere Kierkegaard è "testimonio dell’amore"? Quali elementi permettono di comprenderlo?

 Mi ricordavo la domanda che Kierkegaard aveva posto a proposito del vescovo Mynster, primate di Danimarca e amico di suo padre, in occasione dei suoi funerali: "è forse il vescovo Mynster un testimonio della fede?" rispondendo poi in modo drasticamente negativo. Così me lo sono domandato anch'io di Kierkegaard a proposito dell'amore.   



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