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SCUOLA/ Perché i classicisti non dovrebbero insegnare italiano anche nel triennio?

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La ragione e` che, nel corso dei loro studi all’universita`, latinisti e grecisti fanno pochi esami di letteratura italiana e (salvo eccezioni) non ne fanno nessuno di discipline come Filologia romanza, Filologia italiana, Letterature comparate, Letteratura italiana moderna e contemporanea; e danno anche pochi o nessun esame di lingue e letterature straniere. [...] Credo solo che, a scuola, le letterature moderne vadano insegnate da chi ha preparazione specifica sulle letterature moderne, e passa il suo tempo a leggere Proust e Gadda piuttosto che Menandro e Ovidio. Si possono fare le due cose insieme? No, non direi, e mi pare che questo pregiudizio favorevole ai classicisti (‘se uno sa bene il latino puo` insegnare tranquillamente anche letteratura italiana’) abbia un’influenza negativa sia su come s’insegna la letteratura a scuola sia su quale letteratura s’insegna."

Francamente la parte dell'argomentazione riferita al curriculum universitario mi pare debole. Seguendo un analogo criterio ci si dovrebbe domandare: perché fare insegnare latino ad un modernista? perché fare insegnare storia ad un filosofo? perché far insegnare matematica ad un fisico o viceversa? Chi può dire di avere reali competenze specifiche nella nuova disciplina in geo-storia? La questione è ovviamente enorme ed è per questo che il ministero, pur avendo promesso da anni di mettere mano alle classi di concorso, non ne è ancora venuto a capo.

Ma, giustamente, Giunta solleva un'altra questione: la competenza acquisita nella pratica didattica. È innegabile che frequentare certe letture per anni crea una familiarità personale e didattica immensa. Ovviamente chi legge costantemente Virgilio, Omero, Sofocle ...  e non Gadda sarà impacciato nel presentare quest'ultimo con la medesima competenza e padronanza. Personalmente però conosco amici che, laureati come me in lettere classiche, con due annualità di italiano, gli stessi titoli - ripeto- richiesti ai modernisti,  hanno da subito insegnato italiano in triennio acquisendo in tal modo un'invidiabile competenza e professionalità.  Il curriculum universitario, quindi, mi sembra garantire in modo fondamentale ma  solo parziale la competenza didattica.

Inaccettabili e indizio di un certo pregiudizio mi sembrano invece altre considerazioni del professor Giunta: 



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COMMENTI
04/08/2014 - C'è un po' di confusione.. (Franco Labella)

Pur non essendo il mio ambito ho letto con attenzione ed interesse il lungo articolo di Lamagna che mi pare oscillare, però, tra premesse teoriche accettabili e conclusioni decisamente meno condivisibili. La chiusa finale, la chicca, è lo spregiativo riferimento all'atto amministrativo che parrebbe essere, nella logica dell'autore, meno significativo e utile di criteri di scelta per la verità piuttosto oscuri e contraddittori non si capisce sussunti in quale cornice di riferimento. Per Lamagna il curriculum universitario no o per lo meno non solo. E' una solfa già sentita ed è quello che ha consentito ai docenti di Lettere come Lamagna di essere considerati, all'inizio addirittura i soli, in grado di insegnare la disciplina fantasma e cioè Cittadinanza e Costituzione. Per "fortuna" di famiglie e studenti è una disciplina fantasma e senza valutazione in pagella. Poi bontà loro e dopo un po' di battaglie si sono ricordati dei colleghi di Discipline giuridiche.... Ovviamente Lamagna mi perdonerà se faccio osservare che come laureato in Lettere non ha sostenuto uno che sia uno esame di Diritto. Ma tornando all'idea piuttosto singolare di una valutazione di esperienze e percorsi personali, non viene a Lamagna il dubbio che così non si costruisce alcun criterio ma solo arbitrarietà, scelte non omogenee ed in buona sostanza niente altro che l'italica improvvisazione? L'esatto contrario, cioè, di regole certe applicate in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale.