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SCUOLA/ Perché i classicisti non dovrebbero insegnare italiano anche nel triennio?

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"Quanto al come, e` difficile, per chi si e` specializzato in latino o in greco, rinunciare alla tentazione di leggere, nei moderni, l’impronta dei classici. Questo atteggiamento e` spesso legittimo, naturalmente, ma altrettanto spesso provoca, specie nei piu` dogmatici (non ne mancano, tra i classicisti), un tematismo ingenuo e antistorico (genere ‘La figura della donna da Catullo a Sereni’), e insomma rende poco sensibili alle discontinuita` e alle specificita` del mondo e della letteratura moderna, che per essere ben comprese necessitano, a mio avviso, di strumenti diversi. Quanto al cosa, chi ha dedicato i suoi studi al latino e al greco sara`, in genere, poco propenso a interessarsi e a dare spazio, nell’insegnamento, alla letteratura contemporanea, che del resto conoscera` solo superficialmente (onde aggiornamenti frettolosi, velleitari e a volte semplicemente stupidi, cioe` il salto da Virgilio a «quello che c’e` in vetrina da Feltrinelli», senza tappe intermedie). [...]  Sono del parere che occorra ripensare in toto l’insegnamento della letteratura nelle scuole superiori, e in questo ripensamento (che vuol dire sfrondare, che vuol dire de-retoricizzare, e orientare sull’oggi piu` che sull’altroieri) i classicisti rischiano di essere piu` d’ostacolo che d’aiuto."

A mio avviso un buon classicista deve leggere i moderni come un buon modernista non può non frequentare i classici.  Un buon insegnante, classicista o modernista,  non può non tener conto delle parole di Ernst Robert Curtius, certo da aggiornare quanto all'ultimo 'classico', ma che ritengo ancora valida nella sostanza :   "La letteratura europea abbraccia il medesimo periodo di tempo della cultura europea, comprende cioè circa ventisei secoli (calcolati da Omero a Goethe). Lo studioso che ne conosce direttamente solo sei o sette, e si rimette per tutti gli altri secoli ai manuali di consultazione, somiglia quel turista che visita l’Italia solo dalle Alpi all’Arno e impara tutto il resto dal Baedeker. Chi approfondisce esclusivamente Medio Evo e l’età moderna non riesce a comprendere bene neppure queste due epoche."

 E non può nemmeno ignorare le parole di Thomas S. Eliot: “La tradizione non si può ereditare: se la si vuole avere bisogna conquistarla con duro lavoro. Essa comprende in prima linea il senso storico, che possiamo dire quasi indispensabile a chi voglia essere poeta anche dopo i venticinque anni; il senso storico costringe un uomo a non scrivere solo con la sua generazione nel sangue, ma col sentimento che tutta la letteratura europea da Omero in poi.” 



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COMMENTI
04/08/2014 - C'è un po' di confusione.. (Franco Labella)

Pur non essendo il mio ambito ho letto con attenzione ed interesse il lungo articolo di Lamagna che mi pare oscillare, però, tra premesse teoriche accettabili e conclusioni decisamente meno condivisibili. La chiusa finale, la chicca, è lo spregiativo riferimento all'atto amministrativo che parrebbe essere, nella logica dell'autore, meno significativo e utile di criteri di scelta per la verità piuttosto oscuri e contraddittori non si capisce sussunti in quale cornice di riferimento. Per Lamagna il curriculum universitario no o per lo meno non solo. E' una solfa già sentita ed è quello che ha consentito ai docenti di Lettere come Lamagna di essere considerati, all'inizio addirittura i soli, in grado di insegnare la disciplina fantasma e cioè Cittadinanza e Costituzione. Per "fortuna" di famiglie e studenti è una disciplina fantasma e senza valutazione in pagella. Poi bontà loro e dopo un po' di battaglie si sono ricordati dei colleghi di Discipline giuridiche.... Ovviamente Lamagna mi perdonerà se faccio osservare che come laureato in Lettere non ha sostenuto uno che sia uno esame di Diritto. Ma tornando all'idea piuttosto singolare di una valutazione di esperienze e percorsi personali, non viene a Lamagna il dubbio che così non si costruisce alcun criterio ma solo arbitrarietà, scelte non omogenee ed in buona sostanza niente altro che l'italica improvvisazione? L'esatto contrario, cioè, di regole certe applicate in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale.