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SCUOLA/ Un prof: a settembre come risponderemo alle attese dei nostri alunni?

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Mi spiego: chi s’iscrive ad un Classico vuole scrivere, leggere, entrare in rapporto con la letteratura e la storia, è incuriosito dal greco e dal latino, e anche dalla filosofia. Uno studente che si rivolge allo Scientifico ha imparato ad apprezzare proprio le materie che caratterizzano quell’indirizzo di studi e insieme a quelle vuole vivere questa nuova avventura; uno studente iscritto ad un Linguistico si aspetta davvero di riuscire a conoscere, comprendere e parlare le tre lingue che gli sono state promesse; quello che inizia il Liceo Artistico si vede impegnato nel disegno, nell’illustrazione, nella pittura; lo studente di un istituto alberghiero si aspetta di trovare dei professionisti che mantengano la promessa di portarlo ad un livello adeguato al mercato del lavoro in quel settore. E potremmo continuare.

Non sono solo ragazzi in fuga, o ragazzi confusi: in molti io noto invece una chiarezza d’idee che mi conforta e al tempo stesso mi carica di responsabilità. La loro attesa dovrebbe portarci a chiederci: e noi? Come rispondiamo? Come veniamo incontro a quel desiderio di sapere, di crescere, di migliorare che uno studente ha dentro? Ripenso alla mia scelta del Classico. Ripenso a quei cinque anni durante in quali ho avuto ben sette diversi docenti di italiano (i supplenti dei supplenti) e una traumatica sostituzione della professoressa di greco e latino al biennio ginnasiale. Ma il problema non è solo la sempre possibile mancanza di continuità didattica. Il vero problema è incontrare adulti che non sanno o addirittura non sono interessati a rispondere a quelle attese, che potrebbero dare e non danno, che vivono di routine e così dimostrano di non apprezzare il loro lavoro.

Il problema è quando uno studente riflette e conclude: qui sto facendo molto poco, sto imparando molto poco. Oppure: la mia famiglia ha speso un sacco di soldi per libri che non abbiamo mai aperto. Oppure, ancora: sono venuto in questa scuola perché mi piacevano delle materie e mi trovo a fare tutt’altro. La faccia migliore che come istituti mostriamo nei nostri open day e le promesse che facciamo poi dobbiamo mantenerle.



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