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SCUOLA/ Un prof: a settembre come risponderemo alle attese dei nostri alunni?

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Infine c’è un altro aspetto, un altro tipo di attesa, ed è quella relativa all’ambiente che si troverà, ai compagni che si troveranno. E un ragazzo che comincia un nuovo corso di studi, in genere, s’immagina tutto il bene possibile. S’immagina nuovi amici, s’immagina accoglienza, s’immagina di integrarsi ed inserirsi presto nel nuovo gruppo, nella nuova scuola. E’ una domanda di amicizia che troppo spesso viene frustrata da gruppi classe nei quali regnano pregiudizi, chiusure e perfino bullismo tra gli studenti. E noi, noi docenti, noi scuola, come rispondiamo a questa attesa? Quale attenzione le dedichiamo?

Allora, penso che non sia secondario guardare ai nostri ragazzi come a un concentrato di desideri, sogni, attese che ci interpellano, che ci provocano. Iniziamo il prossimo anno scolastico cercando di rapportarci a loro con questo sguardo, stando davanti alla domanda che ci pongono, sentendo su di noi la vertigine che proviene dalla loro umanità. Potrebbe essere davvero un bell’inizio.



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