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SCUOLA/ Un prof: a settembre come risponderemo alle attese dei nostri alunni?

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Parlare del ritorno sui banchi di scuola all’inizio d’agosto, mentre, anche se l’estate tarda ad arrivare, si entra nel vivo delle vacanze, può sembrare un po’ troppo in anticipo sui tempi; però è anche vero che proprio questo è il momento più adatto per riflettere in maniera pacata e profonda sulla nostra mission di docenti. Del resto, se siamo davvero interessati al lavoro che facciamo, non riusciamo proprio a scrollarci di dosso i volti dei ragazzi che ci vengono affidati.

E proprio di questi ragazzi vorrei parlare e delle loro attese. Con un’attenzione particolare a quelli che il prossimo anno scolastico inizieranno, superata la secondaria di primo grado, un nuovo corso di studi. Come mio figlio, tanto per fare un esempio, che ha voluto iscriversi al liceo musicale. Per lui, come per i suoi ex compagni di classe, come per moltissimi altri, il futuro è piuttosto confuso. Speranze, paure e anche rimpianti (se la precedente esperienza scolastica è stata vissuta bene) si fondono insieme e rendono poco netti i contorni del prossimo anno scolastico. Sì, hanno partecipato regolarmente all’open day della scuola che gli interessava; sì, hanno sentito il parere di parenti e amici o semplici conoscenti, che di quella scuola, di quel corso, di quel nuovo ambiente gli hanno detto qualcosa; sì, magari hanno già passato (se previsto) un esamino di selezione, hanno frequentato qualche corso pomeridiano, ma tutto questo è troppo poco rispetto alle domande che un ragazzo si porta dentro: riuscirò? La scuola che ho scelto è quella giusta? E come saranno i professori? E come sarà la mia nuova classe, i miei nuovi compagni? Il momento è importante, inizia una nuova significativa tappa nella vita di un giovane.

Proviamo a pensare a loro sulla base di quello che vediamo ogni anno (e anche tentando di ricordare come eravamo noi nella loro situazione). Non ci nascondiamo dietro un dito: molti sono in fuga da qualcosa. Chi si iscrive al Classico in genere non ha un buon rapporto con la matematica; chi va allo Scientifico si trova a suo agio tra i numeri, ma a volte suda le sette camicie quando affronta lo scritto di italiano; chi sceglie un professionale sa in partenza che non dovrà stare molto sui libri (cosa che non ama particolarmente).

Ma c’è dell’altro e questo “altro” è a mio parere molto diffuso. C’è un’attesa positiva, c’è davvero in molti il desiderio che l’indirizzo che hanno scelto sia come se l’immaginano. 



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