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SCUOLA/ Come fa un prof a risvegliare il "Cicerone" che c'è in lui?

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La letteratura su questo tema evidenzia che solo il 7% della nostra efficacia comunicativa è dovuto alle parole che diciamo. Il paraverbale, ad esempio la modulazione della voce, si prende il 38%. Il 55% (qualcuno dice addirittura il 98%) della comunicazione è affidata, invece, al non verbale: alla mimica facciale e alla postura del corpo, al volume e al ritmo della voce, alla gestualità (mai parlare con una penna in mano!) e soprattutto alla modulazione dello sguardo verso l'altro. Quindi il corpo - alleato meraviglioso per i comunicatori - vince sulla parola quanto a efficacia comunicativa.

L'altro dato impressionante che la ricerca ci offre dice che se la nostra volontà comunicativa è al 100%, ciò che riusciamo davvero a comunicare rappresenta solo il 70%, a causa del "rumore" che noi o l'ambiente in cui la comunicazione si svolge, producono. Di quel che diciamo il ricevente sente il 70%, accoglie un 50%, ne capisce solo un 20% e ne ricorda in definitiva solo un 10%.

Si potrebbero snobbare questi dati, ma solo per presunzione. È invece interessante conoscerli per vivere la propria professione di insegnanti senza ingenuità o illusioni.

Questo non toglie che l'autenticità sia la caratteristica vincente di ogni comunicatore, che è tanto più naturalmente spontaneo quanto più conosce il contenuto e si prepara al millesimo il momento della comunicazione tenendo conto di "chi" ha di fronte.

La grande tradizione didattica umanistica europea, laica e cristiana, non ha certamente nessun complesso d'inferiorità rispetto alle moderne scuole di psicologia della comunicazione di matrice anglosassone. L'arte della retorica e dell'argomentazione ha una radice classica e basterebbe recuperarla per aiutare docenti, educatori e comunicatori d'ogni sorta a rimettere in chiaro le proprie idee, a risparmiare energie (e voce!) spese inutilmente e soprattutto per rendere più efficace la comunicazione per conseguire gli obbiettivi preposti.

La scuola italiana abbisogna, ancor più che di risorse e infrastrutture, della ripresa di coscienza di che cosa significa insegnare e della scoperta delle strade più efficaci per entrare in rapporto con gli alunni. Se non sarà così verrà il giorno in cui le nostre aule belle e ben strumentate saranno piene di alunni annoiati e disillusi circa il ruolo della scuola stessa per la loro crescita e formazione.



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