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UNIVERSITA'/ Soldi, valutazione, organico: il "mantra" non basta più

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Quando si arriva a parlare di università invece si attiva il mantra che tutti conoscono: la ricerca è il futuro del paese, i ragazzi devono formarsi e prepararsi all'ingresso nel mondo del lavoro, l'università è la culla della cultura di un paese, senza laurea non si può andare da nessuna parte, eccetera. Tutte cose condivisibili e buone, che però rischiano di coprire la radice profonda dell'incomprensione di origine, scopo e ruolo dell'istituzione universitaria sotto il velo di una serie di argomentazioni talmente ovvie da non poter non essere condivise da tutti.

Ci si potrebbe chiedere: negli altri paesi accade lo stesso? Basterebbe alzare lo sguardo per allargare la linea del nostro orizzonte casalingo e potremmo scoprire che il problema è molto più ampio di quello che possiamo vedere nel nostro paese. È il sistema dell'alta formazione universitaria in sé che va osservato, valutato, criticato e probabilmente rinnovato. Possiamo per esempio citare Ken Robinson, inglese che vive da una vita in California, il quale dice che il sistema universitario è in continuità con quello scolastico e ormai è una gabbia che rattrappisce la creatività degli studenti. Se pensiamo a Zuckerberg e Steve Jobs siamo tentati di dargli quasi ragione...

Quello che è interessante è che questo processo di critica è possibile se non si dà per scontata la presenza dell'università e la sua "missione" nella società e nella vita di un paese, finanche del mondo, ma si ha il coraggio di porsi le questioni più scottanti e urgenti, quelle per le quali bisogna prendere decisioni che esulano dal successo immediato, guardando lontano. 

Come spesso capita, in ambito universitario la realtà più vivace e interessante è quella americana. Le sue migliaia di università e college sono per molti versi esempio di quello che potrebbe essere l'università anche nel resto del mondo, e per diversi altri invece andrebbero emendate. Proprio sul tema della formazione universitaria un professore e commentatore americano sta sollevando diverse critiche e attenzioni da parte dell'establishment Usa: si tratta di William Deresiewicz, con il suo ultimo libro Excellent Sheep, un titolo già molto significativo. 

L'accusa è pesante: gli studenti delle migliori università sono zombie, la Ivy League è formata da università da ricchi che producono laureati figli di famiglie ricche che controllano la ricchezza della nazione, lo studente vive una drammatica perdita della consapevolezza del perché studia, fa un'esperienza universitaria che non educa e non forma, ma è funzionale al riconoscimento sociale, ecc. Come esempi, invece, Deresiewicz indica college meno famosi che permettono però una reale esperienza educativa: relazioni buone, passione per lo studio, prossimità dei docenti e dell'istituzione accademica, stimoli a risolvere problemi e a chiedersi il perché di quello che si studia, maggiore attenzione alla vita del ragazzo e non al successo come proiezione di sé nel futuro. 



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