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SCUOLA/ Precari, perché Renzi non ha fatto un "censimento"?

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Con questo voglio dire che la scuola è e deve essere un luogo aperto, inclusivo, che abbia al centro l'educazione delle giovani generazioni. Ma è la politica che ha il compito e la responsabilità di proporre soluzioni concrete e lungimiranti. E ora i tempi sono maturi per un cambiamento profondo.

Lei sembra molto conciliante. Vuol dire che FI avrebbe potutto sottoscrivere con Renzi quel Piano? Le vostre proposte sono alternative o no?
La scuola è di tutti e tutti abbiamo il dovere di prendercene cura in qualsiasi livello di responsabilità ci troviamo. FI sosterrà alcuni punti, mentre su altri è critica e preoccupata, in primis sulle risorse finanziarie. Ma è difficile parlare senza avere sottomano norme e misure concrete. Vedremo e faremo le nostre proposte: costi standard, l'insegnamento di diritto ed economia in tutte le scuole, una carriera per i docenti...

E per il precariato?
Per il precariato, un piano in più anni, almeno tre, per esaurire le graduatorie ed in parallelo nuovi concorsi per aprire le porte delle scuole ai giovani. Infine per chi vuole abilitarsi all'insegnamento un intero anno scolastico con il sistema duale, in cui si alternano momenti di formazione nelle scuole e momenti di formazione nelle università, un apprendistato di alta formazione. Deve prevalere il principio "You must teach in class", per cui da ora in poi nessuno può insegnare nelle nostre scuole se prima non ha dimostrato sul campo di essere un bravo insegnante.

Veniamo alla parte preponderante, quella dedicata ai docenti. Non vorrà negare che nessuno l'ha mai affrontata in modo così radicale…
I docenti, mi correggo i bravi docenti sono fondamentali per la formazione e la crescita delle nostre studentesse e dei nostri studenti, ma resta un dato di fatto che, a volte, mi sembra si dimentichi: centro della scuola sono gli studenti. In quest'ottica vanno fatte proposte concrete per gli insegnanti e per questo, da sempre, noi parliamo di valorizzare i docenti attraverso un serio e trasparente sistema di valutazione, che superi i meccanismi dei semplici scatti di anzianità. Il nostro obiettivo è puntare sulla qualità e la preparazione dei nostri insegnanti.

Il problema è il "come". Come andrebbero valutati i docenti? Dagli ispettori? Dalle prove Invalsi? Passando per l'autovalutazione? O dovrebbero essere le scuole ad essere valutate per prime?
Vanno valutate sia le scuole sia gli insegnanti con un sistema che preveda l'interazione di ispettori, risultati degli apprendimenti e nuclei di valutazione interna alle scuole. Se vogliamo parlare di autovalutazione dobbiamo pensare però a parametri e standard nazionali, ad indicatori qualitativi e quantitativi, il tutto tenendo conto del contesto in cui opera una scuola o un docente. Le scuole veramente autonome hanno obiettivi assegnati da raggiungere e mettono in atto piani di miglioramento costanti sulla base dei risultati conseguiti e rendicontati alle famiglie e ai cittadini. La trasparenza è un altro fattore chiave per ridare alle scuole e ai docenti la dignità che meritano.

Nel Piano si accenna ad un cambiamento finora tabù. Si parla infatti di "nuovo stato giuridico" dei docenti. Che ne dice?



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