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SCUOLA/ Competenze, così la formazione professionale dà "lezione" a tutti quanti

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Molto si è detto sull'autonomia didattica e organizzativa dei docenti, ma la pratica sembra ancora molto distante dalla teoria ( soprattutto se – come purtroppo è accaduto –, essa viene utilizzata solo per salvare l'organico: scelte ben comprensibili, che però raramente vengono sottoposte ad una seria autovalutazione).

Proviamo ad immaginare come l'autonomia didattica potrebbe essere utilizzata per mitigare alcune delle criticità appena descritte, facendo un esempio tra gli innumerevoli possibili: nel triennio degli istituti tecnici le ore di italiano sono state incrementate per colmare le lacune degli alunni, effettive e preoccupanti. Che cosa impedisce, ad esempio, di progettare un percorso in cui il docente di lettere "utilizza" una sua ora per costruire un percorso interdisciplinare con un collega di materie di indirizzo, in cui fare italiano "con le scienze" o "con la matematica" o con qualsiasi altra disciplina? Ovvio che stiamo parlando di italiano come competenza: quindi scrivere, comunicare, leggere (d'altra parte l'orario curricolare è stato accresciuto con questo scopo). 

Impossibile? Complicato? Forse. Ciò che interessa sottolineare, però, è che la necessità determinata dalla contingenza potrebbe aprire a percorsi innovativi e interdisciplinari. L'ora di italiano potrebbe infatti essere svolta in forma laboratoriale, e potrebbe diventare un'interessante sperimentazione per far parlare/scrivere/leggere gli studenti rispetto ad attività che destano il loro coinvolgimento e per supplire – seppur parzialmente – alle restrizioni di orario curricolare delle materie professionalizzanti.

Concretizziamo l'exemplum: in un istituto agrario, ad esempio, l'ora di italiano potrebbe essere svolta in azienda agraria: gli studenti potrebbero – ma si tratta sempre e solo di ipotesi – organizzare una piccola mostra sulla storia dell'agricoltura (italiano, storia) attraverso la coltivazione di piante, utilizzando semi di piante originarie o modificate dall'azione dell'uomo (scienze, agronomia, biologia ecc.).

Ovviamente altrettanto potrebbe essere fatto in un laboratorio di meccanica (storia della meccanizzazione) di elettrotecnica (storia delle scoperte scientifiche) e così via, da modulare a secondo delle disponibilità e competenze dei docenti e degli interessi degli studenti.  

Sarebbero esattamente queste delle situazioni, capaci di attivare le competenze dei ragazzi. Ed è la competenza il secondo dispositivo didattico che vorrei sottolineare.

Si intuisce – mi sembra – già dal piccolo esempio riportato, come la competenza altro non sia che la piena valorizzazione delle conoscenze e delle abilità apprese dagli studenti. Non vogliamo qui soffermarci sul tema che è un vero ginepraio, visto che vi sono varie scuole di pensiero, ma solo evidenziare quanto possa diventare una risorsa. In questa direzione vanno lette anche le esperienze di alternanza scuola/lavoro, che sono un'altra grande opportunità per la scuola italiana.

Il fatto è che la competenza è entrata nell'orizzonte dei docenti della scuola superiore come una specie di meteora, un oggetto non ben identificato: troppo spesso le azioni di accompagnamento previste dal ministero l'hanno proposta come un oggetto burocratico, formalizzato, meccanico, da ottenere attraverso strani algoritmi e protocolli (chi non conosce la famosa "formula" conoscenze + abilità = competenze?). Eppure in educazione niente è più sterile di una formula.



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COMMENTI
02/09/2014 - leggere le formule (enrico maranzana)

“In educazione niente è più sterile di una formula” .. quando lo si intende come slogan .. quando non si riflette sul suo significato. Conoscenze + abilità = competenze non esprime l’orientamento del sistema educativo che è incardinato sul le qualità individuali degli studenti. Le conoscenze e le abilità, dice la legge, costituiscono l’occasione, lo strumento per ideare percorsi didattici volto alla promozione delle capacità. Competenza = conoscenze + abilità è il tipico riferimento dell’addestratore.