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SCUOLA/ Competenze, così la formazione professionale dà "lezione" a tutti quanti

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Non raramente sono state richieste ai collegi delle programmazioni per competenze dall'oggi al domani e la messa in atto delle cosiddette prove esperte o compiti di realtà, riducendo la portata innovativa a puri adempimenti formali. Perché stupirsi se a molti docenti si rizzano i capelli, appena sentono parlare di competenze?

Per fortuna, non pochi sono stati i dirigenti, i collegi o i singoli insegnanti che, invece, si sono posti in modo positivo e hanno messo in atto esperienze innovative.

In particolare vorremmo che venisse riconsiderata e valorizzata l'esperienza dell'istruzione e formazione professionale (IeFP). Perché? Anche in questa circostanza, occorrerebbe una disamina più articolata. Mi limito ad osservare che nei corsi di IeFP (mi riferisco in particolare ai corsi del Nord Italia che maggiormente conosco, con altre lodevoli esperienze sparse in tutta Italia) la didattica per competenze è una realtà, dal momento che non si valuta utilizzando i voti, ma certificando. Sia ben chiaro: non sono esempi scevri da limiti, anzi! Il peso burocratico e certe ingerenze nell'area didattica sono – a mio parere – eccessive e inopportune, soprattutto per l'IeFP (sia in sussidiarietà integrata sia complementare), legata agli istituti statali professionali.

Ciò che mi sembra invece interessante – e da valorizzare – segnatamente per la sussidiarietà complementare (che prevede sezioni presso gli istituti professionali espressamente finalizzate al rilascio delle qualifiche triennali e dei diplomi professionali quadriennali), è l'assetto organizzativo, l'ossatura, l'idea di scuola che ci sta dietro: finalmente  – per qualcuno sarà un purtroppo – il progetto educativo viene sviluppato solo sulle competenze del profilo in uscita; non esiste più l'obbligo dei manuali; alcune Regioni, come la Lombardia, danno alle scuole l'opportunità di individuare direttamente gli insegnamenti e le classi di concorso ritenute più utili al raggiungimento del profilo, sulla base di una specifica tabella; e le ore di lezione – pur subordinate ad una quota complessiva – possono essere suddivise autonomamente dalle scuole; ampia è la disponibilità laboratoriale; possibili le ore di codocenza; e così via.

Insomma, un impianto didatticamente flessibile, che permette ai docenti di esprimere la loro autonomia didattica ed organizzativa, finalizzata all'attivazione di competenze, peraltro comuni a più discipline – forse che la competenza comunicativa o argomentativa sia solo questione dell'insegnante di italiano? –.

Ribadiamo, i limiti dell'IeFP sono molti, ma perché non pensarla come un possibile esempio anche per la scuola tecnica e professionale? Ricordiamo che con la L. 53/2003 anche l'IeFP  è diventata istruzione a pieno titolo: ora, forse proprio quello che è considerato l'ultimo segmento del sistema di istruzione tecnica e professionale potrebbe diventare un esempio a cui guardare. 



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COMMENTI
02/09/2014 - leggere le formule (enrico maranzana)

“In educazione niente è più sterile di una formula” .. quando lo si intende come slogan .. quando non si riflette sul suo significato. Conoscenze + abilità = competenze non esprime l’orientamento del sistema educativo che è incardinato sul le qualità individuali degli studenti. Le conoscenze e le abilità, dice la legge, costituiscono l’occasione, lo strumento per ideare percorsi didattici volto alla promozione delle capacità. Competenza = conoscenze + abilità è il tipico riferimento dell’addestratore.