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SCUOLA/ Renzi al bivio tra qualità e "collocamento"

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Là dove ci sono docenti "buoni" c'è anche una scuola "che serve" perché si apprende in modo serio e nella quale si sta anche "bene" (la scuola che non è un "meccanismo" ben oliato, ma un luogo vitale popolato da persone); una scuola che non ha paura delle valutazioni esterne perché chi vi opera ha le carte in regola per dimostrare che è stato compiuto ogni forzo per rispondere alle aspettative delle famiglie; una scuola nella quale genitori e insegnanti non si percepiscono come "controparti" reciproche, ma come "alleati" nel grande compito di crescere bene i rispettivi figli ed allievi. Una scuola, infine, capace di trasmettere non solo nozioni, ma anche di proporre orientamenti ideali e cioè una scuola educativa. 

Questo è quello che gli Italiani vogliono dalla scuola: un luogo (possibilmente pulito e in regola) dove si studia, si impara, si stabiliscono relazioni positive con docenti e compagni, si promuovono stili di vita basati sulla capacità di ragionare con la propria testa, dove il principio di equità è posto a criterio perché "nessuno resti indietro". 

Se il piano di Renzi-Giannini sarà guidato da queste preoccupazioni potrà concorrere a raddrizzare in modo virtuoso la scuola italiana. Se invece prevarrà, ancora una volta, il criterio della scuola come semplice spazio per ridurre il precariato intellettuale, si sarà persa una grande opportunità.

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COMMENTI
22/09/2014 - Quali sono gli interessi in gioco? (enrico maranzana)

“Il sistema scolastico è un organismo ad alta complessità” da cui la sterilità della tesi “dove ci sono docenti buoni c’è anche una scuola che serve”. I problemi di grandi dimensioni devono essere affrontati con specifiche metodologie. Questo è il fondamento sia della scomposizione del problema scolastico in quattro sottoproblemi gerarchicamente ordinati: formativo [rapporto con il contesto socio-culturale] – educativo [promozione delle qualità individuali dei giovani]– dell’istruzione [coordinamento didattico] – dell’insegnamento, sia della necessità di operare in termini progettuali [DPR autonomia 275/99 art.1 comma 2]. Il docente non può essere considerato soggetto isolato ma come partecipante a un progetto educativo unitario. E’ necessario cambiare punto di vista e gestire scientificamente la scuola. A pag. 71 del documento governativo La buona scuola si enuncia e si introduce il “principio di distinzione” tra potere di indirizzo e potere di gestione, proprio quello che fu messo a fondamento dei decreti delegati del 74. Le domande a cui dovremmo rispondere sono: perché le scuole non hanno rivoluzionato la loro struttura organizzativa? Perché tanta resistenza all'adozione di un'ottica sistemica? Perché riscrivere una norma esistente invece di identificare e rimuovere gli ostacoli che ne hanno impedito l’applicazione?