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UNIVERSITA'/ Perché il lavoro diventa il "vicolo cieco" di tanti giovani?

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E’ questo che conta quando si sceglie il lavoro che desidero fare, l’azienda dove vorrei andare. Ci sono persone che cambiano azienda, che scelgono un certo tipo di lavoro, un certo tipo di compagni con cui affrontare il futuro. L’ideale non è un sogno, è qualcosa che si vede, come dice l’etimologia greca che significa vedere.

Per questo nei Camplus sono due le cose che abbiamo a cuore: a) che ciascuno si  renda conto del proprio talento; b) che ciascuno si domandi quale ideale ha, quale ideale incarna i propri desideri più veri e su questo non mollare mai, perché in ciò sta il motore che muove il talento. Se no, avere un talento diventerà frustrante.

Un esempio, se vogliamo periferico. Un nostro ragazzo di Catania che ha fatto economia, finito il percorso accademico era indeciso sulla professione da intraprendere. Il padre è commercialista e la famiglia naturalmente aveva un’idea ben precisa di che cosa dovesse fare il figlio. Ma a lui non piaceva fare il commercialista. Parlando col direttore, si è sentito dire: “devi capire il tuo desiderio, cosa ti interessa e poi cosa ti serve per il mercato del lavoro”. E’ partito per Londra per approfondire la lingua in un tirocinio formativo. Qui si è ricordato dell’incontro con un imprenditore agricolo, della sua passione, che lo aveva colpito in un incontro in Camplus. L’imprenditore lavorava per commercializzare prodotti tipici siciliani nella rete italiana. Il nostro ex studente si è reso conto della domanda che c’era in Inghilterra di prodotti italiani. A questo punto ha riparlato con il direttore, che gli ha suggerito di approfondire questa strada. Il giovane si è allora studiato tutte le regole inglesi per la certificazione nell’importazione di prodotti tipici. E’ tornato in Italia, ha incontrato il suo professore universitario di economia internazionale che gli ha proposto un Master, e poi l’imprenditore. Oggi ha fatto un’impresa con amici suoi e non ha fatto il commercialista.

Vi sono tre condizioni per la scoperta del talento. Primo, occorre un adulto: uno per scoprire un talento ha bisogno di uno più grande, infatti noi mettiamo un direttore. La seconda, una community, una provocazione continua, che ti introduca in un rapporto reale e che esca fuori dalla virtualità della chat, dello smartphone. Terzo è il confronto con il mondo accademico e professionale, un confronto reale con ciò che si studia e con chi lavora già. E allora il periodo universitario esce da quel luogo anonimo in cui spesso è rinchiuso, e dove a volte prevale la procedura, e diventa invece luogo di incontro, dove si approfondisce lo studio e dove si incontrano esperienze. Dove è l’incontro che domina, dove uno può scoprire il proprio accento. Uno si crea attraverso un confronto.



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