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UNIVERSITA'/ Perché il lavoro diventa il "vicolo cieco" di tanti giovani?

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E’ così che la questione ideale si concretizza, non rimane né fissa né astratta: si concretizza quando incontri un docente che ama la sua materia, il modo con cui ricerca ti appassiona ti entusiasma, o quando incontri un imprenditore o un poeta o un letterato o un manager. Diventa un modello che concretizza quell’ideale che ti fa veder quello che desideri per te. Perché uno difficilmente realizza da se stesso un’immagine al proprio desiderio, è invece aiutato dal vedere come fa un altro; nel modo con cui questo altro parla di sé, del suo lavoro. Quando uno vede, tocca, ha la corrispondenza della realizzazione di sé, questo è l’attivazione dell’ideale e si muove, segue. Questo permette di capire perché e per che cosa.

“Le capacità che sono in noi non si sono fatte da sé, ma anche non si traducono in atto da sole. Sono come una macchina che, oltre ad essere stata costruita da altri, ha bisogno anche di un altro che la metta in marcia, che la faccia funzionare. Ogni capacità umana, in una parola, deve essere provocata, sollecitata per mettersi in azione” (don Luigi Giussani).

Per questo occorre un luogo di relazione, perché il talento diventi una chance e non un peso.




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