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SCUOLA/ Autovalutazione, ecco tutti i rischi della "pagella"

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È ai risultati del Vales che si dovrebbe guardare per mettere a punto un percorso che funzioni. Intanto entro quest'anno, come previsto dalla direttiva, saranno individuate le scuole che avranno necessità di un monitoraggio esterno da parte del nucleo di valutazione (dirigenti tecnici e esperti).

È all'interno di questo schema generale che ogni istituzione scolastica è invitata a produrre un "rapporto di autovalutazione" ed eventualmente un "piano di miglioramento". È importante rendersi conto che non si sta tornando alla valorizzazione dei processi tout court (del tipo: ampliamento della didattica, implementazione della strumentazione informatica, riorganizzazione delle segreterie, dell'amministrazione, dei flussi informativi etc.), ma che sarà necessaria una riflessione sui risultati di apprendimento, che non abbia timore di confrontarsi con un dato molto doloroso e ormai ineludibile: la disparità anche vistosa fra scuole di una zona geografica rispetto a un'altra, fra livelli in uscita di certe scuole rispetto ad altre, in sintesi la mancanza di omogeneità del sistema-scuola in Italia, che è il dato più evidente sia delle misurazioni Ocse-Pisa sia di quelle nazionali. 

Questo è il problema numero uno, che la politica non può ignorare e che chiede alle scuole di affrontare per la parte che loro compete (non di più, ovviamente). Non a caso la direttiva precisando le finalità di miglioramento della qualità dell'offerta formativa, mette al punto 2 la riduzione delle differenze fra scuole e aree geografiche, e indica altri punti come il rafforzamento delle competenze di base degli studenti rispetto alla situazione di partenza e la valorizzazione degli esiti a distanza nell'università o nel lavoro (detti outcome): sono finalità di risultato e non di procedura. 

Per la produzione del Rapporto di scuola, alcuni dati saranno forniti dal ministero o ricavati all'interno (composizione del corpo insegnanti, tassi di turn over dei docenti, età media, percentuali di promossi con debito, ecc.), ma da quest'anno per le scuole sarà più difficile ignorare la banca-dati cardine di questa operazione, cioè i risultati delle prove comparative Invalsi, dati che fino ad oggi sono stati utilizzati in modo fattivo solo da una minoranza di istituti. I dati comparativi infatti devono obbligatoriamente far parte della relazione di autovalutazione, se non nel dettaglio degli aspetti didattici, almeno per quello che riguarda i dati generali, come la collocazione rispetto alla media nazionale e alle scuole di livello socio-culturale analogo. Le scuole del primo ciclo, che hanno già ricevuto la password per accedere ai loro risultati, pare si siano rese conto del momento storico, tanto che nelle prime ore di accesso sono state numerosissime le scuole che già hanno scaricato i dati. 

Se questo segna indubbiamente un punto a favore della cosiddetta "cultura della valutazione", dall'altro restano aperti molti interrogativi. 



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