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SCUOLA/ Autovalutazione, ecco tutti i rischi della "pagella"

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Con il rapporto di autovalutazione, dice la direttiva, le scuole dovrebbero compiere un'autoanalisi "dei propri punti di forza e di criticità", ma soprattutto "porre in relazione esiti di apprendimento con i processi organizzativi-didattici all'interno del contesto socio-culturale", in modo da individuare le priorità e gli obiettivi di miglioramento, secondo le possibilità offerte dall'autonomia scolastica. 

In realtà il vero anello debole della catena è il nesso causale fra un certo processo e un certo risultato, e non solo nel nostro Snv: le indagini internazionali (Ocse-Pisa, Iea-Timss, Pirls ecc.) sono state varate con lo scopo dichiarato di disporre di ampie banche dati di risultati di apprendimento, per fare "girare" le variabili di processo e individuare quelle significativamente correlate a migliori risultati, ma non ci sono grandi evidenze: sembrano significative variabili complesse come il tasso di autonomia delle istituzioni scolastiche, oppure certe caratteristiche (poco standardizzabili) del corpo insegnante, le aspettative delle famiglie e degli studenti rispetto all'importanza dello studio per il proprio futuro, ecc. Non è detto quindi che, identificati punti di forza e criticità di un istituto e varati dei piani di miglioramento, l'effetto sul risultato almeno nel lungo periodo ci sia. 

L'intervento dell'esperto esterno, sempre che le sue competenze gli permettano di entrare in sintonia con un mondo così specifico come una scuola, come pure le soluzioni migliorative prospettate, non saranno efficaci se non partono dalla conoscenza dei fattori che incidono sui risultati e se investono in un campo che non dà frutto invece che in quello dove la resa sarebbe migliore. 

Fondamentale per l'apprendimento è il supporto che l'adulto riesce a dare accompagnando lo studente nella "salita", cioè detto banalmente quanto il prof. riesce a tirarsi dietro la classe e a rendere protagonisti gli studenti in un cammino di vera crescita delle competenze: fattore potente e non facilmente intercettabile. Mi sono convinta che il problema della valutazione degli insegnanti, recentemente riproposto dal documento governativo "Per una buona scuola", forse è addirittura un falso problema: se i pochi insegnanti che fanno scandalo (chi scalda la sedia o chi rovina i ragazzi) trovassero un argine nella dirigenza, ciò sarebbe meno complicato che pensare alla diversificazione delle carriere (ne sento parlare da molti anni) che lasciano indietro proprio chi si occupa esclusivamente di stare in classe con gli studenti (il fattore più potente). 

Senza voler banalizzare, ho notato spesso che certi fattori decisivi a volte sono tanto sottili che i "piani di miglioramento" li ignorano. La positività dell'ipotesi educativa è fattore potentissimo: ho presenti scuole (per lo più le paritarie) dove è condiviso l'obiettivo e in mezzo alle difficoltà relazionali onnipresenti si mira comunque a uno scopo, e altre scuole dove i presidi praticano intenzionalmente il divide et impera per non avere interlocutori uniti. 



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